Anthoine Hubert
Credits: Instagram @Anthoineh

Anthoine Hubert ha perso la vita quest’oggi a causa di un terribile incidente nella gara di F2 a Spa: la morte del giovane pilota francese è solo l’ultima tragedia che si lega all’amore per la velocità

Dopo la pausa estiva delle ultime settimane, i piloti delle 4 ruote sono finalmente tornati in pista per il weekend del Belgio. Nell’aria c’era tanta voglia di annusare l’odore dell’asfalto, respirare l’atmosfera del paddock, vivere le emozioni che solo una gara sa dare. Il cuore che batte forte, piede ben saldo sull’acceleratore, l’amore per la velocità che scorre nelle vene di ogni pilota e dà quella scarica d’adrenalina che fa provare emozioni uniche a chi di velocità vive ed è ben conscio anche di poter morire.

La consapevolezza della fatalità accompagna ogni pilota. Lo sapeva bene Anthoine Hubert che quest’oggi, ha perso la vita facendo ciò che amava di più. Nel corso della gara di Formula 2 sul circuito di Spa (Belgio), il giovane 22enne francese è rimasto vittima di un maxi incidente che ha coinvolto Juan Manuel Correa (in ospedale con diverse fratture alle gambe e non ancora fuori pericolo di vita) e il giapponese Marino Sato (miracolosamente illeso). L’incidente è avvenuto al Raidillon de l’Eau Rouge, un tratto di pista nel quale le monoposto possono superare i 250 km/h, un pezzo d’asfalto sul quale ci si sente più vivi che mai.

La macchina del ragazzo è stata tranciata in due, le immagini del terribile schianto non sono neanche state trasmesse. Il tempestivo arrivo dei soccorsi non è servito a nulla. Anthoine non saprà mai a cos’era destinata la sua vita, nè la sua carriera, lui che era un ragazzo come tanti, che nei weekend si trasformava in una grande promessa dell’automobilismo francese. Nato a Lione il 22 settembre del 1996, da qualche mese Hubert aveva realizzato il sogno di correre in Formula 2, campionato nel quale aveva vinto le gare di Monaco e Le Castellet, accrescendo il suo palmares che comprendeva il titolo di campione di Francia F4, conquistato nel 2013, e quello di GP3 vinto lo scorso anno con il team francese ART Grand Prix. La Renault ne aveva notato le potenzialità, inserendolo nella propria Academy.

Sipa Usa/LaPresse

La sua storia termina a Spa nell’ultima, triste, tragedia dell’automobilismo. Nel 2014, in Giappone, aveva perso la vita un altro francese, Jules Bianchi. Impressa nella memoria di tutti la tragica morte di Ayrton Senna al Gp di Imola 94, alla quale fece seguito quella di Roland Ratzenberger solo 24 ore dopo. Niki Lauda riuscì invece a salvarsi miracolosamente dalle fiamme del Nurburgring, ripotando delle gravi conseguenze che lo hanno accompagnato per tutta la vita.

Un rapporto davvero particolare lega il pilota alla velocità, tanto bella quando letale. Il senso di morire, a 22 anni, facendo quello che si ama di più, lo si può capire solo se si è un pilota, non solo in pista, ma nell’anima. Noi vi lasciamo con un quesito: può essere dolce morire per amore della velocità?

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