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Il corridore della Bahrain-Merida non le ha mandate a dire al proprio team, rivelando alcuni retroscena sorprendenti

Il rapporto tra Vincenzo Nibali e la Bahrain-Merida è ormai ai titoli di coda, il corridore siciliano infatti lascerà a fine stagione la squadra asiatica per trasferirsi alla Trek-Segafredo.

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L’avventura con la formazione dell’emiro è ormai conclusa, lo dimostrano le parole che lo Squalo ha utilizzato nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera: “ero venuto per puntare a qualche tappa, io due grandi giri di fila da leader non li reggo. La squadra mi ha chiesto di fare classifica, ho obbedito e mi sono sfiancato. Non so perché non hanno rispettato l’accordo, non si capisce nemmeno chi comanda. Prendono le decisioni in due o tre. Non è una situazione semplice, manca una guida. Nel ciclismo serve un capo unico, che capisca di ciclismo. Io ne ho avuti tre: Ferretti, Amadio e Vinokourov. Funzionava. Adesso è diverso, in queste condizioni capita anche che, per accontentare lo sponsor, ti mandino dieci giorni in ritiro invernale su un’isoletta croata senza strade per allenarsi“.

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Sull’addio di Dennis e sulle sue sensazioni, Nibali ha ammesso: “Rohan è saltato di testa, tipo ‘Un giorno di ordinaria follia’. Magari su tanti aspetti tecnici lui aveva ragione ma ci ha rimuginato troppo sopra. Nel ciclismo non bisogna pensare troppo altrimenti lo stress ti uccide ma nemmeno poco perché non è professionale. Non ritirarsi è un modo per testare i propri limiti, approfondire la capacità di soffrire. Non ho virus, non ho febbre. Perché devo tornare a casa? Non sono triste, mi riposo e preparo la seconda parte di stagione. Poi il 2020 mi stimola: ci sono Olimpiade e Mondiali su percorsi che pare mi si addicono. Io vecchio? Questa cosa mi fa impazzire. In che senso? E rispetto a cosa? Resto a casa senza correrli? Ma se due mesi fa sono arrivato 2° al Giro a 1’ dal vincitore. Sono invecchiato in due mesi? Quando sarò troppo vecchio, lo deciderò io“.