Palermo: arcivescovo cita nell’omelia Berlinguer e Aldo Moro

Palermo, 16 lug. (AdnKronos) – “Quarant’anni fa moriva Enrico Berlinguer, che soprattutto negli ultimi anni della sua testimonianza politica aveva intuito la centralità della responsabilità etica e la necessità di un rinnovamento linguistico della politica. Egli diceva che ‘la questione morale …è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, l’effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico’. E da dirigente e da uomo delle istituzioni si sottraeva sdegnosamente alla politica delle invettive e degli insulti: ‘Io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi piace scagliare anatemi, gli anatemi sono espressione di fanatismo e c’è troppo fanatismo nel mondo’ . Quanto avremmo bisogno nella nostra nazione e nella nostra città di donne e di uomini che sentano la politica così”. Così, l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice nell’omelia, ieri sera, per la santa Patrona di Palermo. L’arcivescovo non ha citato solo il leader del Pci ma anche Aldo Moro: “Se la barbarie sembra dietro l’angolo, l’arca custodisce le possibilità di un equilibrio diverso, aiutandoci a vedere la potenza nascosta del cambiamento che passa attraverso la concretezza delle esistenze e prepara un orizzonte nuovo. Lo stesso orizzonte intuito più di quarant’anni fa da Aldo Moro, non per nulla compagno di cammino con Berlinguer di un’idea di cambiamento profondo dell’Italia messa allora momentaneamente a tacere dalle pallottole delle Brigate Rosse”, spiega.
“Diceva Moro: ‘Tempi nuovi si annunciano e avanzano in fretta come non mai. Il vorticoso succedersi delle rivendicazioni, la sensazione che storture, ingiustizie, zone d’ombra, condizioni d’insufficiente dignità e d’insufficiente potere non siano oltre tollerabili, l’ampliarsi del quadro delle attese e delle speranze all’intera umanità, la visione del diritto degli altri, anche dei più lontani, da tutelare non meno del proprio, il fatto che i giovani, sentendosi a un punto nodale della storia, non si riconoscano nella società in cui sono e la mettano in crisi, sono tutti segni di grandi cambiamenti e del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità. […] Nel profondo, è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della storia. Di contro a sconcertanti e, forse, transitorie esperienze c’è quello che solo vale e al quale bisogna inchinarsi, un modo nuovo di essere nella condizione umana'”.

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