Palermo, 30 lug. (AdnKronos) – (di Elvira Terranova) – “I porti della Libia non sono sicuri” perché “il porto sicuro non è solo quello dove si mette in salvo la vita umana, ma anche quello che assicura i fondamentali diritti umani e della persona”. A metterlo nero su bianco è il Procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, ascoltato per circa un’ora dalla Commissione antimafia all’Assemblea regionale siciliana. Un’audizione fortemente voluta dal Presidente Claudio Fava dopo le minacce di morte ricevute dal magistrato che coordina alcune delle inchieste sugli sbarchi a Lampedusa ad opera di ong. In un’ora Patronaggio, che è stato ascoltato a porte chiuse, come apprende l’Adnkronos ha parlato di Libia, Ong, porti sicuri, ma anche di decreto sicurezza e sbarchi fantasma.
In particolare, rispondendo a una domanda sulle ong e sulla possibilità che ci siano dei contatto con i trafficanti di esseri umani, il magistrato ha sottolineato che “per noi c’è una rilevanza penale solo se c’è un accordo tra chi mette in mare i gommoni e le ong, altrimenti c’è il rischio che si presti a strumentalizzazioni”. Parole poi rafforzate dalle dichiarazioni del Presidente dell’Antimafia Fava secondo cui Patronaggio “ha ritenuto di smentire, alla luce delle inchieste che ci sono state fino adesso, responsabilità penali delle ong, cioè collegamenti organici tra criminalità organizzata libica e le navi che hanno offerto assistenza. Questo fuga ogni ombra e pregiudizio sul fatto che ci sia un accordo tra ong e organizzazioni libiche”.