Palermo, 29 lug. (AdnKronos) – “La mafia esiste ed esisterà sempre. Non l’abbiamo sconfitta. anche se abbiamo vinto tante battaglie”. Lo ha detto Giovanni Paparcuri, l’unico sopravvissuto della strage in cui, 36 anni fa, venne ucciso il giudice Rocco Chinnici. Paparcuri, che questa mattina ha partecipato alla commemorazione in via Pipitone Federico, anche se molto defilato, era stato a lungo autista di Giovanni Falcone, e nell’estate del 1983 accompagnava Rocco Chinnici, Consigliere istruttore di Palermo. Alle 8 di mattina del 29 luglio Paparcuri arrivò in via Pipitone Federico per prelevare il giudice sotto casa, sistemò l’auto accanto a una 126. Con lui c’erano il maresciallo Mario Trapassi e l’appuntato Salvatore Bartolotta. Solo un caso gli salvò la vita. Bartolotta gli chiese quella mattina di andare a sistemare la ricetrasmittente nella blindata. “La stavo fissando quando vidi che mi faceva il segnale consueto che indicava che il Consigliere era per le scale. Mi fermai nell’auto ad aspettare”. Un gesto che gli salvò la vita.
“E’ un giorno di dolore, ma io vado avanti”, dice oggi Paparcuri. Alla domanda su cosa è cambiato nella lotta alla mafia, Paparcuri dice: “Nel campo dell’antimafia è cambiato tanto, è servito anche il sacrificio del consigliere Chinnci, anche per svegliare le coscienze, e poi le stragi di Capaci e via D’Amelio. Queste morti sono servite a questo”.