Evra
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L’ex giocatore francese ha raccontato i periodi più belli e quelli più brutti nel corso di una lunga intervista, in cui non sono mancati succosi retroscena

La sua carriera è terminata ormai da qualche anno, ma Patrice Evra non ha nessuna intenzione di lasciare il calcio. L’ex terzino francese sta studiando per diventare allenatore, così come aveva pronosticato un tempo niente meno che Sir Alex Ferguson.

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Manchester United e Juventus i club a cui è rimasto più legato, in particolare ai ‘Red Devils’ che non avrebbe mai lasciato: “non volevo lasciare il Manchester United, ma lo dovetti fare per motivi familiari. Mi accordai con Conte e poi arrivò Allegri con cui mi trovai comunque subito in sintonia” le parole di Evra alla Gazzetta dello Sport. “Però per i primi due, tre mesi ero depresso, sempre arrabbiato con tutti, non avevo metabolizzato il distacco dallo United, una squadra che è nel mio sangue. Rendevo al 30% del mio potenziale, in difesa giocavamo a tre e non a quattro e poi mi ero infortunato in allenamento, cosa che non mi era praticamente mai successa prima. Al mio rientro, in società s’iniziava a dire che Evra non era più quello di una volta. Lo affermò Paratici, con il quale ho un rapporto molto franco. Quella fu la molla che mi permise di conquistare la Juventus e i suoi tifosi: volevo dimostrare chi era il vero Patrice Evra. E così quell’anno arrivammo a un passo dalla Champions”.

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Una bella storia, conclusa poi per un motivo particolare: “nel 2016-17, giocavo col contagocce, quasi solo in Champions: io però volevo scendere in campo sempre e lo feci presente ad Allegri. Non ero felice. Prima di Natale, nella Supercoppa Italiana a Doha il tecnico mi comunicò che non ero titolare, toccava ad Alex Sandro. Per la prima volta in carriera non m’impegnai a fondo nel riscaldamento pre-match. Al 33’ il mio collega brasiliano s’infortunò e arrivò il mio turno, ma non ero pronto e invece di Evra giocò la sorella di Evra. Era arrivato il momento di cambiare aria, anche se la Juventus conserva sempre un posto speciale nel mio cuore“.

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Tanti i campioni con cui ha condiviso lo spogliatoio, ma pochi sono quelli rimasti nella mente di Evra: “i più forti sono stati probabilmente Giggs e Scholes, due giocatori dai quali ho imparato lo spirito di sacrificio, l’attaccamento mostruoso alla maglia. Poi naturalmente c’è Cristiano Ronaldo, a mio avviso attualmente il migliore al mondo. Già da giovane, allo United, non smetteva mai di allenarsi, una macchina meravigliosa. Ricordo ancora di quando m’invitò a cena dopo una giornata di allenamenti pesanti e mi offrì pollo e insalata, costringendomi a fare un po’ di palleggi dopo mangiato per non perdere la forma. O di quella volta che Rio Ferdinand lo batté a ping pong; non gli andò giù, la sconfitta non fa per lui, e nel giro di due settimane acquistò un tavolo, si allenò come un matto, sfidò nuovamente il suo compagno e questa volta lo batté“.