Palermo, 26 lug. (AdnKronos) – (di Elvira Terranova) -“Appena ho sentito in televisione la notizia dell’uccisione del giovane vicebrigadiere ho avuto un tuffo al cuore. E’ un dolore che si rinnova ogni volta. Io ricordo mio marito in ogni istante, ma quando sento che un carabiniere viene ucciso a coltellate mentre svolge il suo lavoro, provo un dolore ancora più grande”. A parlare con l’Adnkronos è Antonella Pizzo, vedova del maresciallo Silvio Mirarchi, ucciso nel 2016 durante un servizio antidroga nel trapanese. Il marito era stato raggiunto da un colpo di pistola il 31 maggio di tre anni fa e poi morì l’1 giugno 2016. “Mi immedesimo nel dolore della famiglia – dice la signora Pizzo – perché so quello che stanno passando. E quello che abbiamo passato io e i miei figli. Sono vicina alla giovane vedova e alla sua famiglia tutta”. “Forse con il passare del tempo il dolore si attenuerà ma mio marito per me è vivo tutti i giorni, a casa, nelle sue abitudini”, dice.
L’8 ottobre del 2018 un bracciante agricolo e vivaista di Marsala, Nicolò Girgenti, 47 anni, è stato condannato all’ergastolo, con un periodo di isolamento diurno, dalla Corte d’assise di Trapani per l’omicidio del maresciallo capo dei carabinieri Silvio Mirarchi. Il sottufficiale fu ferito a morte con un colpo di pistola la sera del 31 maggio 2016 nelle campagne di contrada Ventrischi, nell’entroterra di Marsala, mentre con un altro carabiniere, l’appuntato Antonello Massimo Cammarata, era impegnato in un appostamento – per contrastare furti in campo agricolo- nei pressi di una serra all’interno della quale furono, poi, scoperte 6 mila piante di canapa afgana. Sette sarebbero stati, secondo gli inquirenti, i colpi di pistola esplosi da almeno due persone contro i due militari.