Palermo, 29 lug. (AdnKronos) – “Lo sdegno che ha suscitato in noi l’uccisione del Vice Brigadiere Cierciello Rega, caduto nell’adempimento del dovere per garantire la sicurezza dei cittadini ed il rispetto della legge, ed i sentimenti riconoscenza nutriti dai cittadini nei confronti dell’Arma dei Carabinieri, sono stati offuscati dalla divulgazione sui social di una foto nella quale uno degli indagati appare ammanettato ed anche bendato”. Così, in una nota il direttivo della Camera penale di Palermo, presieduto da Fabio Ferrara e l’Osservatorio Diritti umani e del giusto processo della Camera penale diretta da Giorgio Bisagna.
“Per quanto un delitto possa essere grave e riprovevole, la dignità della persona ed i suoi diritti fondamentali non devono mai essere intaccati, ma rispettati e garantiti in uno Stato di diritto, qual è il nostro – dicono L’accertamento giudiziale dei fatti di reato e dei presunti responsabili deve sottostare al rispetto rigoroso dei principi costituzionali sul processo penale; poiché uno Stato che non li rispetta non cerca la Giustizia, ma la vendetta, ponendosi sullo stesso piano morale di chi i reati li commette. Un plauso va quindi al Generale Comandante l’Arma dei Carabinieri che ha immediatamente e pubblicamente condannato quanto accaduto, avviando una indagine interna e trasmettendo gli atti all’Autorità Giudiziaria”.
“Ma il fatto che un indagato privato della libertà personale, venga sottoposto a un trattamento di tal genere ed esposto alla pubblica gogna, non può che destare sgomento e preoccupazione tanto più se promosso da appartenenti ad organi investigativi, che ben dovrebbero conoscere i limiti della loro azione e la necessità, anche per non compromettere l’attività di indagine, del rispetto rigoroso delle norme del codice di procedura penale – spiegano ancora -è bene ricordare che la pubblica gogna svilisce la dignità umana e può essere considerata alla stregua di una forma di tortura. Quando poi l’immagine diffusa evoca metodi investigativi che richiamano forme tipiche di tortura, il fatto assume contenuti ancor più sconcertanti. L’accertamento dei fatti non si fa su Twitter, Facebook o Instagram, la condanna non è comminata dai likes, ma da un Giudice terzo ed imparziale dopo un processo in cui l’indagato, che è presunto innocente, viene adeguatamente difeso. Questo almeno sino a quando varranno le norme dello Stato di Diritto e non quelle violente del becero populismo”.