(AdnKronos) – In particolare, per quanto riguarda l’operazione ‘Ingaggio’, sono 180 le persone indagate in questo filone. Le indagini hanno preso il via dall’analisi di una evidente sproporzione (oltre il 700%) tra le giornate di lavoro che gli imprenditori segnalavano all’Inps mensilmente e quelle desunte dai dati statistici regionali sulla base dei terreni in uso agli indagati. Agli arresti domiciliari è finito un imprenditore agricolo di 32 anni di Comiso che, avvalendosi della complicità di un consulente del lavoro di Santa Croce Camerina (per cui è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), a fronte di circa duemila giornate necessarie per l’esecuzione delle colture dichiarate, ha effettuato comunicazioni all’Inps per l’assunzione fittizia di circa 400 posizioni di operai a tempo determinato per un totale di 16.852 giornate di lavoro dichiarate.
I finanzieri hanno scoperto una vera e propria compravendita di giornate di lavoro dove anziché essere il datore di lavoro a retribuire il bracciante era quest’ultimo a pagare l’imprenditore, spesso all’esito della percezione delle indennità. I lavoratori fittizi corrispondevano al datore di lavoro una parte delle somme ricevute nella misura di circa 14/17 euro per ogni giornata di falso ingaggio. Sono 150 i lavoratori che hanno lavorato sulla carta e in almeno 30 casi i contratti fittizi sono stati utilizzati per richiedere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Per rendere verosimile la presenza di braccianti, i titolari delle aziende agricole eseguivano una minima attività lavorativa all’interno dei terreni impiegando forza lavoro irregolare, sottopagata con circa 3 euro l’ora e tenuta in condizioni igienico sanitarie ed abitative precarie. Da qui l’ipotesi di reato di caporalato.