Padova, 26 lug. (AdnKronos) – La si raccoglie, e nell’arco di 24-48 ore, iniziano a comparire macchie sulla superficie, a deformarsi e a marcire: è quello che accade alla frutta, una volta punta dalla cimice asiatica, che la rende invendibile e praticamente inutilizzabile. Mentre, fino all’anno scorso, l’insetto infestante sembrava colpire solo pesche e ciliegie, ora la cimice sta colpendo ormai qualsiasi tipo di coltivazione: pere, mele, albicocche, pomodori, zucchine, peperoni, insalata e perfino il mais.
Non si tratta più di un problema circoscritto alle aziende produttrici di alcune tipologie di frutti: la cimice asiatica sta letteralmente distruggendo l’agricoltura del territorio, espandendosi a macchia d’olio anche nelle altre regioni: ‘Si sta moltiplicando come un fungo ‘ dice Antonio Quota, imprenditore agricolo che coltiva frutta biologica, a Barbona, nella bassa padovana -Abbiamo passato giorni e giorni svegliandoci alle 3 del mattino per distribuire i trattamenti con prodotti conformi alla certificazione biologica e difensivi contro la cimice, ma non è servito assolutamente a nulla, è una situazione disastrosa”. Un’azienda con oltre 30 ettari di pere e mele biologiche, che quest’anno registra un calo di vendita del 80%.
In tutta la regione si contano 26.700 ettari di superficie coltivata ad orticole, per un valore complessivo di produzione che si attesta a 690 milioni di euro. Numeri che, se la situazione dovesse continuare così, sembrano destinati ad avvicinarsi allo zero.