Javier Tebas, presidente della Liga spagnola, ha parlato della deriva che stanno prendendo ECA e Uefa parlando di nuovi possibili tornei

Quali forme di protesta potremmo mettere in campo contro Eca e Uefa? “Non possiamo parlare di proteste, in questo momento siamo in fase di riflessione e di consapevolezza…quando sarà terminata questa fase vedremo le strategie e le azioni da intraprendere, ora la cosa importante è difendere il nostro obiettivo: dobbiamo salvare le nostre competizioni nazionali davanti a questo sfrenato delirio di nuove competizioni, nuovi formati, nuovi accordi economici, senza tenere conto delle competizioni nazionali che sono i campionati dove ci sono ‘tutti’ i club“. Lo ha detto Javier Tebas, presidente della Liga spagnola ed European Leagues Board Member, in una intervista all’Adnkronos, a pochi giorni dall’incontro delle Leghe Europee a Madrid. “La grande maggioranza dei club spagnoli è con l’European Leagues, come è normale i grandi club sono sospettosi, ma dovrebbero sapere che i progetti sono incompatibili”, ha aggiunto Tebas, che è presidente della Liga, per poi bacchettare anche la Uefa. “In definitiva alle Leghe non basta che la Uefa li consulti sui cambiamenti che vuole attuare, deve accordarsi con le Leghe, altrimenti non si faranno. Si deve rispettare l’automomia delle Leghe“.

Dopo la due giorni di Madrid, il 6 e 7 maggio, c’è in programma mercoledì 8 a Nyon, un incontro con l’Uefa. “Secondo me la riunione di Nyon dovrebbe servire a riflettere su diverse domande. A) È necessario cambiare o creare competizioni? Qualcosa ha funzionato male? B) Con le decisioni prese dal 2016 nella Uefa e quelle che vogliono imporre i grandi club, dove andremo? C) Non stiamo accentuando le differenze tra i club europei e persino tra i campionati? D) Non stiamo creando realmente competizioni che avvantaggino solo i grandi club in Europa e poi i grandi club di ogni paese? E) Quali effetti avrà questo sul calcio nazionale, sui suoi campionati e sulla ‘piramide’? F) Perché cambiare qualcosa che fino a 3 stagioni fa funzionava bene? G) Non dovremmo discutere, Leghe e Uefa, come riordinare la mappa economica del calcio in Europa, il calcio professionistico in Europa nel giro d’affari che non ha nulla a che fare con quello del 2005? I diritti televisivi sono aumentati di oltre il 300%, per esempio, e tutto questo afflusso di capitali influenza la competitività del calcio europeo professionistico e molto di più quando queste quantità arrivano in gran parte ai grandi club… Non possiamo continuare con le stesse forme di decisione di 15 anni fa, con una industria del calcio tanto differente“, ha aggiunto Tebas. (Riz/AdnKronos)