ranieri
Ben STANSALL / AFP

Roma e Lazio polemizzano a distanza, con il tecnico giallorosso Claudio Ranieri che non ha spento affatto le chiacchiere attorno al derby

Così è stato e così fu”. Basta un commento sibillino di Claudio Ranieri su un episodio di nove anni fa per innescare un’infuocata polemica a distanza tra Roma e Lazio, già finita sul tavolo della procura federale. Per capire, bisogna fare un salto indietro nel tempo. Maggio 2010: la Roma, guidata proprio da Ranieri, si gioca lo scudetto contro l’Inter di Mourinho, che a tre giornate dalla fine fa visita alla Lazio. La vittoria dei nerazzurri per 2-0, che allontana la Roma dal titolo, viene salutata dalla tifoseria biancoceleste gemellata con quella dell’Inter con uno striscione ironico quanto eloquente: ‘Oh Nooo’. Apriti cielo.

La Roma accusa i ‘cugini’ di essersi scansati e i tifosi giallorossi si vendicano otto anni dopo, nel campionato scorso. La Lazio va k.o. in casa con l’Inter e dice addio alla Champions, a Sassuolo i romanisti espongono lo stesso striscione: ‘Oh Nooo‘. Del resto, la storia del calcio è piena di ripicche, dispetti e sgambetti, ‘biscotti’ veri o presunti e taciti accordi. A parti invertite, sui social c’è chi ricorda ai romanisti un episodio avvenuto nel lontano campionato 1972/73. In quell’occasione è la Lazio a gridare al complotto quando la Roma, in vantaggio al riposo contro la Juventus, nella ripresa subisce la rimonta consegnando di fatto lo scudetto ai bianconeri, in lotta per il titolo con Milan e Lazio. Secondo alcune ricostruzioni dell’epoca gli elogi negli spogliatoi alla squadra del presidente giallorosso Anzalone durante l’intervallo avrebbero nascosto un messaggio in codice di resa.

iachini
Alessandro Fiocchi/LaPresse

Nel 1993 non è uno striscione, ma gli applausi del pubblico romanista a un gol dell’Udinese firmato dall’ex Desideri all’Olimpico a destare i soliti sospetti: il pareggio 1-1 manda i friulani allo spareggio-salvezza e condanna alla serie B la Fiorentina, altra rivale storica dei giallorossi. A volte, invece, da un risultato che fa felice due squadre può nascere un gemellaggio tra tifoserie. E’ il caso del 2-2 di Napoli-Genoa, stagione 1981/1982: il ‘Grifone’ si salva e il Milan, che sperava in una vittoria dei partenopei, finisce in serie B. Secondo alcuni resoconti dell’epoca, sul 2-1 i tifosi del San Paolo cominciano a inneggiare al pari dei rossoblù per mandare il ‘Diavolo’ all’inferno. Chi la fa l’aspetti, verrebbe da dire pensando al pareggio tra il Sassuolo e il Napoli di un anno fa. Per gli azzurri di Sarri lo scudetto diventa un miraggio e sui social inizia a circolare l’hashtag ‘Scansuolo‘. Ma per i neroverdi, accusati di avere avuto un atteggiamento molto più soft contro la Juventus, risponde il tecnico Iachini: “Cose assurde, le mie squadre giocano sempre per vincere“. La cultura del sospetto un malcostume tutto italiano? Macché, in Europa e nel mondo si è visto anche di peggio.

Basti pensare a Dinamo Zagabria-Lione del 7 dicembre 2011. I francesi segnano col contagocce fino a quella partita che vincono 7-1, un risultato che li qualifica a sorpresa agli ottavi di Champions grazie alla migliore differenza reti rispetto all’Ajax. Una goleada accompagnata da un occhiolino a dir poco sospetto del difensore croato Vida all’attaccante francese Gomis dopo il quinto gol dei transalpini. E se i tifosi dell’Italia non possono dimenticare l’ormai celebre ‘biscotto’ tra Danimarca e Svezia all’Europeo del 2004, meglio non chiedere a un olandese cosa pensa della sfida Spagna-Malta del 1983 per le qualificazioni all’Europeo dell’anno successivo. Alle ‘furie rosse’ serve una vittoria con 11 gol di scarto per staccare il pass ed escludere gli orange. Missione puntualmente compiuta: finisce 12-1 per gli spagnoli, che segnano gli 11 gol necessari in poco più di un’ora dopo il momentaneo 1-1 segnato dai maltesi. (Aip/AdnKronos)