Da Ronaldo al proprio futuro, Zeman senza freni: “Quagliarella meglio di CR7, io aspetto la chiamata giusta”

LaPresse/Enrico Locci

L’allenatore boemo ha parlato del passato e del futuro, ammettendo di non essersi ancora stancato di allenare

La malattia del figlio come dura prova da superare, vent’anni di vita che non gli restituirà nessuno e un’analisi sul campionato quasi terminato con la solita Juventus dominante.

Lapresse

Zdenek Zeman non è mai banale e, anche su questi temi delicati, ha deciso di svelare le proprie sensazioni ai microfoni della Gazzetta dello Sport. Parole chiare e dirette, che nascondono al tempo stesso la forza e la fragilità della sua anima, temprata dal tempo e dagli ostacoli che la vita gli ha messo di fronte. La sua carriera non è però affatto terminata, lo sottolinea lui stesso: “aspetto la chiamata giusta, le tre quattro ricevute quest’anno non lo erano. La stagione è stata brutta, perché in 50 anni sono stato fermo poche volte. In più non è stato un anno di grande calcio in Italia, tra le cose positive la Nazionale che sta cambiando mentalità. Sono otto anni che finisce prima di cominciare, Ronaldo ha fatto un po’ peggio di Quagliarella. Il salto di qualità della Juve non c’è stato, senza Ronaldo aveva raggiunto due finali di Champions. Mi aspettavo di più dal Napoli di Ancelotti, ma aprire un nuovo ciclo non è facile. L’Inter si ritrova a lottare fino all’ultimo come l’anno scorso. Ha costruito poco. Mi aspettavo un calcio migliore“.

Luciano Rossi/AS Roma/LaPresse

Il discorso poi si sposta sulla Roma: “troppe cose non hanno funzionato. A partire dalla campagna acquisti, non mirata. Mi è dispiaciuto per Di Francesco ottimo ragazzo e tecnico. Se prendi uno come lui poi devi seguire le sue indicazioni. Ma oggi i tecnici contano poco. Capisco la delusione dei tifosi per la situazione De Rossi, ma cerco di capire anche il club. Un giocatore che ha dato 18 anni alla Roma meriterebbero di decidere lui quando smettere. Ma il calcio di oggi non lo permette. Mi spiace che De Rossi abbia fatto con me la peggior stagione della sua carriera: non so ancora se per colpa mia o sua. Chi mi ha sorpreso? L’Atalanta, che gioca il calcio più europeo di tutte. La Coppa Italia della Lazio, la salvezza di Spal e Bologna. Mihajlovic ha cambiato mentalità alla squadra: con lui ha giocato sempre per vincere“.

AFP/LaPresse

Il calcio inglese comanda in Europa, Zeman ne spiega i motivi: “hanno mentalità offensiva, giocano per fare un gol in più. E il loro campionato è più bello e divertente. Qui è l’opposto. Si gioca per non prenderle. Gli allenatori si adattano al calcio inglese. Se vediamo una vecchia partita del Barcellona e una oggi del City giocano un calcio diverso. La grandezza di Pep, il più bravo di tutti, è adattare la sua filosofia ai tornei in cui va. Ten Hag con l’AjaxContinua nel tracciato del grande Ajax, dove lanciano talenti. Ha idee e la possibilità di esprimerle. Oggi pochi allenatori hanno idee. Un allenatore deve cercare di far divertire la gente. I risultati sono la conseguenza di quello che proponi. Chi gioca bene a lungo andare vince, non ci sono altre strade. Io preferisco questa, ma la lotta tra ‘risultatisti’ e ‘giochisti’ ci sarà sempre”.

LaPresse/Jennifer Lorenzini

Zeman poi si sofferma sul proprio futuro: “passione, voglia e testa sono le stesse. Le mie idee e il mio calcio ancora moderni. Sei anni fa dissi che ero avanti 20 anni: resto in vantaggio di 14. Ho vissuto in questi ultimi anni il dramma di mio figlio Andrea che ha affrontato con coraggio una grave malattia. In quel momento in cui hai paura che il corso della natura si stia rovesciando, nulla ha più un senso. Ogni certezza si sgretola. È stato uno shock di cui parlo solo ora perché si è risolto abbastanza bene. Ma solo chi ha vissuto qualcosa di simile può capire sensazioni, il vuoto, il male dentro che niente può attenuare finché le cose non tornano al loro posto. Ho vissuto la mia vita al massimo, c’è solo una ferita mai rimarginata, ma non per colpa mia. Nell’estate del 1968 da Praga venni a Palermo con mia sorella per passare le vacanze con mio zio ?estmír Vycpálek. Scoppiò l’insurrezione politica che portò alla Primavera di Praga. E nella notte fra il 20 e il 21 agosto ci fu l’invasione sovietica. Rimasi in Italia senza poter tornare: per venti anni non ho più rivisto la mia famiglia. Venti anni senza ricordi. Non mi mancano coppe e scudetti, mi mancano quei 20 anni“.

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About Ernesto Branca (30181 Articles)
Nato a Reggio Calabria il 6 ottobre 1989, è un appasionato di sport. Laureato nel 2015 in Giurisprudenza, scrive per SportFair dal 2015.


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