Giro d’Italia – Cipollini è una furia: “volate folli, prima o poi qualcuno s’ammazza. Viviani? Torno in bici se dite che…”

cipollini LaPresse/Belen Sivori

L’ex sprinter italiano ha criticato aspramente le volate del Giro d’Italia, soffermandosi anche sul momento di Elia Viviani

Le volate di oggi non piacciono a Mario Cipollini, troppa confusione e alcuni atteggiamenti spocchiosi che rischiano solo di creare danno ai corridori. L’ex sprinter italiano, tra i più veloci di sempre, si è soffermato ai microfoni della Gazzetta dello Sport su cosa non funziona nelle volate di questa edizione della Corsa Rosa, che ha visto 4 vincitori diversi in 5 sprint.

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Un’analisi attenta quella di SuperMario, che punta il dito su una situazione in particolare: “pedalare con gli avambracci senza una presa è una follia, come pedalare sulla canna in discesa. Atteggiamenti pericolosi che dovrebbero essere vietati, devi avere rispetto per l’integrità degli altri. Se non si corre ai ripari, prima o poi qualcuno s’ammazza. Inoltre il manubrio per spingere lo devi afferrare e tirare. Se stai appoggiato ti manca un vincolo, non tiri di schiena, spingi solo di gambe e ti stanchi prima. Credo sia solo esibizionismo, la ricerca di un’inquadratura, come i tifosi che in montagna si mettono nudi e rincorrono i ciclisti. Non hai il controllo della bici, sbandi. Sei in testa, uno spostamento anche piccolo in gruppo crea l’onda. Quelli dietro si toccano e cadono. In Belgio, ai miei tempi, lo facevano anche apposta. Andate a rivedere perché è caduto Dumoulin, come stava pedalando chi era in testa. C’è una generale mancanza di professionalità, di mestiere, da parte di chi deve lanciare la volata. Tanti non sono capaci“.

Gian Mattia D’Alberto/LaPresse

Su Viviani, Cipollini sembra avere le idee chiare: “è il più forte in Italia, ma dietro non c’è nessuno. Non consideratelo il più forte al mondo perché altrimenti torno ad allenarmi. Non voglio criticarlo, però mi pare in confusione. Ha in squadra Sabatini, come ultimo uomo è il migliore, un professore, ma non lo sfrutta mai. È come se non si fidasse, così per lanciare la volata salta da una ruota all’altra. È il primo a essere confuso e gli altri vanno di conseguenza. Faccia partire dritto il “Saba” ai 450 metri e stia alla sua ruota, poi vediamo come finisce“.

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About Ernesto Branca (29538 Articles)
Nato a Reggio Calabria il 6 ottobre 1989, è un appasionato di sport. Laureato nel 2015 in Giurisprudenza, scrive per SportFair dal 2015.


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