LaPresse/Marco Alpozzi

Dieselgate  FCA, negli Stati Uniti si chiude ufficialmente un accordo che prevede una sanzione di 800 milioni di dollari per archiviare il caso

Dieselgate FCA, per chiudere il caso sulle emissioni dei motori diesel, la Corte USA propone un accordo: la Fiat Chrysler Automobiles pagherà 800 milioni di dollari per archiviare il caso, la cifra era stata concordata in gennaio tra FCA e le autorità americane. La Corte statunitense oggi ratifica l’ingiunzione, a favore della class action proposta dall’Epa, l’Air Resources Board ed i 50 stati partecipanti, la FCA comunque specifica tramite il suo portavoce: “non c’è alcuna ammissione di colpevolezza e di avere compiuto qualsiasi azione illegale e violazione delle norme in vigore[…] sosteniamo di non avere adottato qualsivoglia disegno deliberatamente diretto a installare impianti di manipolazione per aggirare i test sulle emissioni

I rimborsi per gli automobilisti andranno dai 900 ai 3.075 dollari statunitensi. Le indagini condotte dall’ Epa (autorità americana competente in materia di ambiente) erano partite nel 2015 in pieno scandalo Dieselgate Volkswagen, ed erano state ufficializzate nel gennaio 2017, la FCA ha sempre smentito queste accuse ma consigliata dai suoi consulenti già lo scorso anno aveva congelato 815 milioni di dollari per far fronte ad eventuali sanzioni che sarebbero potute arrivare con il 2019.

La FCA , accantonato il capitolo emissioni, porta avanti il suo programmi di investimenti negli Stati Uniti, destinando 4,5 miliardi di dollari per la costruzione di un impianto produttivo di ultima generazione nell’area metropolitana di Detroit e cinque nuovi stabilimenti produttivi nello stato del Michigan, per espandere ed accelerare l’elettrificazione dei marchi Jeep e Ram. Dal 2019 ad oggi il gruppo ha creato più di 30.000 posti di lavoro, che con la costruzione di questi nuovi 6 stabilimenti potrebbero aumentare del 30%.