Dalle imitazioni alla passione per l’Inter, Savino ammette: “ho festeggiato la qualificazione in Champions nella maniera migliore”

LaPresse/Mourad Balti Touati

Nicola Savino ai Lunatici di Rai Radio2: lo showman a 360 gradi, dalle imitazioni alla passione per l’Inter 

Nicola Savino è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta ogni notte dall’1.30 alle 6.00 del mattino.

Lo showman ha parlato un po’ di sé: “Le prime imitazioni? Le imitazioni si fanno sempre all’autorità, alla persona che conta di più. Quindi ho iniziato imitando mio padre e mia madre. I genitori sono la prima autorità della nostra vita. Poi seguono maestre, professori e presidi. A sei anni già facevo imitazioni. Quando ero piccolo io c’è stato il grande ventennio di Gigi Sabani. Da fine anni ’70 a tutti gli anni ’90 lui era il re delle imitazioni, un modello. Perché l’imitatore inizia imitando gli imitatori. Poi il vero colpo è inventarsi un modo nuovo di imitare qualcuno“.

Sull’amore per la radio: “Per me la radio è come la chiamata per i preti. Non vorrei essere blasfemo, ma ho avuto un momento a sedici anni in cui di colpo mi sono fissato con la radio. A sedici anni dormivo con la radio accesa, tanto che avevo capito che le radio di notte mettevano nastri da quattro ore, avevo calcolato la sequenza delle canzoni. Ero fissato. Quando ho iniziato a lavorare in radio e mi spiegavano come funzionasse per la pubblicità ecc, io rispondevo che sapevo già tutto. Da casa mi ero cronometrato ogni cosa. Io sapevo tutto delle radio. Quindi quando mi dicono che sono stato fortunato, io rispondo che non poteva che andare così. Se tu prendi un ragazzino e lo metti a palleggiare col muro per anni, poi non potrà che diventare un calciatore. Quando tu hai quella carica, quella voglia, non puoi che raccogliere dei frutti più o meno succosi. Io volevo conoscere tutti gli aspetti della radio. Ero anche fonico. Per questo ancora oggi chiedo sempre scusa a tutti i microfonisti, soprattutto della televisione, che mi odiano a morte, perché gli chiedo sempre di modificare delle cose e vedono un’invasione di competenze“.

Su Linus: “Se, come mi pare di capire, Fabio e Fiamma hanno smesso, io e Linus siamo le due vecchie rimaste vive e in attività nella radio. Io e lui ci salutiamo un minuto dopo la trasmissione e ci rivediamo il giorno dopo per la diretta. Io ho un rispetto enorme per Linus. Sia io che lui parliamo vicendevolmente male l’uno dell’altro, ma mi innervosisco molto quando mi parlano male di lui. Spero che per lui valga la stessa cosa. E’ un rapporto che ricorda molto da vicino marito e moglie. C’è molto rispetto“.

 Sul rapporto con gli ascoltatori: “Gli stalker ogni tanto capitano. Soprattutto se siamo in occasioni pubbliche. La cosa più comune che può capitare sono i depressi in fase maniacale che hanno manie di persecuzione. Capita che un ascoltatore arrivi e dica che sono due anni che parlo di lui, ma in realtà non lo conosco. Questa è una cosa drammatica, capitata tre volte in venticinque anni, però è capitato“.

Sull’Inter: “Ho festeggiato la qualificazione in Champions nella maniera migliore. Siamo andati allo stadio con tutta la classe di mia figlia che ha tredici anni. Nel terzo anello, un settore così popolare e lontano dal campo da non essere aperto tutto l’anno, anzi. E’ quasi sempre chiuso, eccezion fatta per i grandi eventi, quando è tutto pieno. Conte? La sua Inter promette di fare quel pezzettino che ci manca, nonostante Spalletti abbia fatto ciò che gli è stato chiesto. Tra noi e la Juventus ci sono venti punti, bisogna cercare di colmarli. Mancini ha vinto due scudetti e poi è stato esonerato per prendere Mourinho, che ha fatto il triplete su una base che ha costruito Mancini“.

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About Rita Caridi (35768 Articles)
Nata a Reggio Calabria il 18 giugno 1990 ama tutti gli sport, con un focus particolare sui motori e la pallacanestro. Scrive su SportFair dal 2015


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