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Andrew Bogut non si nasconde e svela di essere conscio del suo ruolo di secondo piano negli Warriors: il centro australiano sa bene però che anche un minimo apporto sarà importante alla causa

Cercato da Sixers e Warriors in vista del finale di stagione, Andrew Bogut non ha avuto dubbi su quale squadra scegliere. Il centro australiano è tornato a vestire la maglia di Golden State, con la quale si è laureato campione NBA 2015. Ai microfoni di ESPN, Bogut ha spiegato di essere ben conscio di non avere un ruolo di primo piano in casa Warriors, ma sa bene anche che ogni minimo apporto alla causa sarà importante per puntare al terzo titolo consecutivo. Se poi dovesse solo sventolare l’asciugamano per 20 partite, Bogut si è detto pronto a farlo con grande umiltà: “la decisione è stata semplice, è davvero una bella storia. Sono grato per l’opportunità e se il mio compito sarà quello di sventolare un asciugamano per 20 partite ed essere un buon compgno di squadra sono pronto a farlo. Per quanto mi riguarda, il solo fatto di firmare per loro, senza giocare un minuto, è un grande onore. Tutto ciò che verrà rappresenta un bonus. Non sono stupido, so bene di essere più vecchio, ma in alcuni momenti magari DeMarcus [Cousins] si troverà ad avere problemi di falli e ci sarà bisogno di minuti [dalla panchina], […] in altri casi non metterò piede in campo e non è un problema. La decisione di tagliarmi? Si è trattato di una scelta legata al business e la capisco. Hai l’opportunità di mettere sotto contratto Kevin Durant. Se fossi stato nei panni del GM avrei fatto lo stesso, nessun rancore, sono cose che succedono. Ovviamente ci rimasi male all’epoca, ma la situazone venne ingiantita dai media. […] Sono rimasto in contatto con la gente ed è bello tornare dove mi sento apprezzato come giocatore e come persona. Speriamo di poter aggiungere un anello alla collezione. Avendo vinto due titoli in fila non dico ci sia un senso di noia, ma il tutto  diventa routine. Restano la squadra da battere, ci sono stati alti e bassi, ma se si fosse trattato di un percorso a velocità di crociera fino ai Playoff non sarebbe stata una buona cosa. Un po’ di difficoltà, soprattutto prima di una serie Playoff non è la fine del mondo”.