Spada/LaPresse

Gennaro Gattuso non si sfida di un’Inter in difficoltà ma pronta a far male nel derby: l’allenatore del Milan commenta il caso Icardi e scherza con la stampa polacca su Piatek

Vigilia caldissima quella che precede Milan-Inter, l’attesissimo derby di Milano che lancia la volata di un finale di stagione da vivere tutto d’un fiato. Sarà un derby da record, quello con l’incasso più alto della Serie A, superiore ai 5.7 milioni di euro. Collegati circa 200 Paesi in tutto il mondo, mentre 4000 saranno i tifosi stranieri presenti con regolare biglietto.

Gattuso
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Ne è consapevole Gattuso che in conferenza stampa si stacca l’etichetta di favorito e predica calma nell’affrontare un derby delicato, contro un’Inter ferita ma pronta a mordere: “ogni derby è una storia a sé, sento dire che l’Inter è morta, ma qui non ci sono favoriti. Dobbiamo rispettarla. Serviranno testa, cuore e voglia, un atteggiamento meno contratto, più libero rispetto all’andata. San Siro sarà il dodicesimo uomo in campo, coi suoi 75mila spettatori. Sono preoccupato, però, perché queste sono partite che possono lasciare una traccia a livello mentale. È una tappa fondamentale di un percorso. Credo che l’allenatore di una squadra incida al 30%, non so se sono un buon sarto per questo Milan, a volte sbaglio ancora la misura di qualche manica… ma il merito principale per la crescita va dato al gruppo, non bisogna rovinare tutto. Noi siamo passati dalla crisi prima dell’Inter, abbiamo fatto una figuraccia in Europa League, rischiato di perdere col Dudelange… non dobbiamo cadere nella trappola di pensare che affronteremo un avversario in difficoltà. L’Inter sa fare pressione molto alta, all’andata non ci ha fatto respirare e uscire in palleggio, mi aspetto la stessa partita. E che Spalletti possa saltare fa parte del gioco, quando ero in difficoltà io non ci pensavo. Nessuna rivincita, basta guardare Allegri per capire quanti alti e bassi debba vivere un allenatore.

Icardi? Non posso parlare di ciò che succede in casa d’altri, dico solo che il rispetto dello spogliatoio è sacro. Noi qui ci diciamo le cose in faccia, meglio mandarsi al diavolo e non parlarsi per un paio di giorni, ma poi il rancore deve essere messo da parte. Anche il giocatore più forte al mondo deve avere rispetto di ogni componente del suo spogliatoio. Quando qualcuno manca di rispetto, e parlo anche dei miei, divento l’uomo più cattivo del mondo, le squadre si costruiscono anche nello spogliatoio e il rispetto dev’essere fondamentale. Non solo del ragazzo in questione ma anche di chiunque gli giri intorno.
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Piatek? Non può vincerla da solo. Non parlo tanto con lui, finalmente vedo qualche sorriso in più, perché all’inizio pensavo che il Pistolero ce l’avesse con me. È uno a cui non piace parlare molto, ma ha grande cura di sé, non lascia mai passare più di un giorno senza allenarsi.

Toni bassi, queste partite si preparano cercando il silenzio, perché c’è già fin troppa pressione da fronteggiare. Ero così da calciatore, sono così da allenatore. C’è nervosismo, certo, ma inutile punzecchiarsi in settimane come questa. Sulla stanchezza, invece, bisogna intendersi… davano la Juve per morta con l’Atletico, ma voglia e determinazione hanno cancellato tutto. I miei giocatori oggi non sentono stanchezza fisica, qualcuno semmai sta soffrendo un po’ di più a livello tecnico, come Suso e Paquetà, a cui stiamo chiedendo qualcosa di più a livello di compattezza e solidità”.