binotto
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Il team principal della Ferrari ha parlato della stagione che sta per cominciare e del suo rapporto con Arrivabene, caratterizzato da una visione differente

La Ferrari è cresciuta, ma la Mercedes resta ancora la favorita per il titolo. Parole e musica di Mattia Binotto, intervistato dal Corriere della Sera alla partenza per Melbourne, sede del primo appuntamento del Mondiale di Formula 1.

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L’obiettivo del Cavallino è ovviamente quello di interrompere il digiuno iridato, ma ci sono ancora alcune cose da risolvere per permettere a Vettel e Leclerc di tenere dietro Hamilton e Bottas: “sono ottimista perchè abbiamo una squadra che stagione dopo stagione ha dimostrato di crescere. Perché ogni anno impara, anche dagli errori. E questo processo ci sta portando ad avere una monoposto sempre migliore. Preoccupazioni? Credo che la squadra da battere sia ancora la Mercedes. Siamo un gruppo giovane, conosciamo i nostri obiettivi ma dovremo dimostrare di essere uniti nel momento delle difficoltà. Non so se è proprio una preoccupazione, ma la tenuta va verificata. Loro hanno un gruppo consolidato, sanno come costruire una macchina veloce, hanno disponibilità economiche, competenze. E se dovessero incontrare difficoltà iniziali, sanno come superarle“.

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Il discorso poi si sposta nuovamente sulla SF90 e sui due piloti in rosso: “la macchina ha una stabilità aerodinamica importante, è prevedibile e costante a medie e alte velocità, con il vento laterale, in curva e nei rettilinei. È un elemento che abbiamo ricercato perché era una delle difficoltà della vettura della scorsa stagione. Il nostro impegno è dare ai piloti un prodotto identico. E’ diverso l’approccio: Charles per noi è un investimento, passa molto tempo con gli ingegneri per progredire al meglio. E’ anche una questione di linguaggio, deve acquisire il vocabolario necessario per comunicare perché puoi anche essere sensibile, ma poi devi saper spiegare la macchina. Impara in fretta, è un tipo smart ed è per questo che abbiamo puntato tanto su di lui. Io mi sento una persona che può aiutare gli altri a far bene il proprio mestiere, di questo mi occuperò con Charles”.

Binotto e Arrivabene
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C’è stato un momento in cui Binotto è stato vicino a lasciare la Ferrari, a confermarlo è lo stesso team principal del Cavallino: “ritenevo di non essere più nelle condizioni di esercitare bene il mio mestiere, e l’ho reso noto. E che questa non fosse solo una difficoltà mia ma riguardasse tutto il gruppo anche perché se un direttore tecnico non lavora al meglio, tutto si riflette su quelli che coordina. Sì, è vero: altre scuderie mi hanno cercato perché la mia esperienza ha valore in F1. Non faccio nomi, sono tifoso della Ferrari da quando ero bambino. Non ho mai pensato a un’altra squadra se non alla Ferrari. Arrivabene? Lavorando qui da 25 anni ho avuto la fortuna di vivere anche momenti gloriosi: gli anni di Todt e Brawn, di Schumacher. E poi con Stefano Domenicali. Io ho sempre imparato da tutti. Ho imparato anche da Maurizio e di questo lo ringrazio. Il rapporto personale è sempre stato buono. Mai un litigio. Le difficoltà riguardavano la visione, la gestione del gruppo o di un week end di gara. Avevamo punti di vista differenti“.

sergio marchionne
Daniele Badolato

Non è mancato infine un ricordo di Marchionne: “il suo insegnamento principale era quello di non porci limiti, darsi l’obiettivo di raggiungere l’impossibile. Quando mi ha promosso direttore tecnico sono rimasto sorpreso, è stato un passaggio completamente inaspettato. Mi aveva già promosso capo dei motori nel 2014 ma credo che con la seconda nomina volesse rompere gli schemi, non solo qui alla Ferrari ma nella F1. Ha scelto un direttore tecnico che non ha mai progettato una vettura. E’ stata una scommessa che ha che fare con questa organizzazione orizzontale, con la quale continuiamo a lavorare. Il nostro obiettivo è quello di spostare la palla dall’altra parte del campo, non siamo qui per vincere una stagione, siamo qua per aprire un ciclo. Mick Schumacher? E’ solo un grande piacere averlo con noi, ci riempie di gioia averlo. Ma non mettiamogli fretta ed evitiamo i paragoni“.