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Marco Alpozzi/LaPresse LaPresse/Marco Alpozzi

Cristiano Ronaldo trascina la Juventus all’impresa sull’Atletico Madrid: i bianconeri ribaltano il 2-0 dell’andata grazie alla tripletta del portoghese e passano ai quarti di Champions League

Allianz Stadium gremito fino all’inverosimile, record di pubblico e di incassi. La tensione si sente nel respiro degli oltre 41.000 che occupano i seggiolini dello stadio. Juventus-Atletico Madrid, ritorno degli ottavi di finale di Champions League, era una partita da non sbagliare, una di quelle che vale l’intera stagione. Particolarmente per i bianconeri, praticamente già virtualmente Campioni d’Italia, come da diversi anni a questa parte, ma con la ‘condanna’ di vincere quella Champions che sfugge ormai da troppo tempo.

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Specialmente adesso che in squadra c’è Cristiano Ronaldo, l’acquisto che vale la ‘Coppa dalle grandi orecchie’, la garanzia del Real Madrid 3 volte campione nelle ultime 3 edizioni. In una serata del genere, nella quale serviva ribaltare il 2-0 dell’andata al Wanda Metropolitano, era necessaria ogni goccia di talento del fuoriclasse portoghese che ha risposto presente. Colpo di testa nel primo tempo ad accendere le speranze di rimonta, colpo di testa nel secondo a ristabilire la parità, calcio di rigore nel finale per la rimonta: un finale da film, l’happy ending di una notte magica.

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La Juventus gioca una partita tatticamente perfetta: ritmo alto, pressing asfissiante e attacchi concentrati e continui, ma mai frenetici. Gara di spessore degli uomini di maggiore esperienza europea, a partire dai centrali di difesa, passando per Emre Can e Matuidi, vera e propria diga nella zona centrale del campo. Menzione speciale per Federico Bernardeschi, talento cristallino, capace di esaltarsi sottopressione e trascinare i bianconeri a suon di spunti tecnici per 90 minuti, senza disdegnare diversi ripiegamenti difensivi. Premiato anche il coraggio di Allegri che (finalmente) varia più volte modulo durante la gara, inventa Emre Can terzino in fase di copertura liberando la classe di Cancelo (grave mancanza all’andata), rischia Spinazzola in emergenza e lancia nella mischia il giovane Kean.

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Poi c’è Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse portoghese dimostra ancora una volta di essere il giocatore più decisivo della storia. La sua presenza carica i compagni fin dal riscaldamento, il suo carattere li sprona nelle difficoltà e poi, ciò che conta di più, dai suoi piedi passa la vittoria. O se preferite la… sconfitta. Ad uscire con le ossa rotte dallo Stadium è il ‘Cholismo‘, filosofia di gioco che ancora una volta non paga quando conta davvero. Simeone, fedele al suo credo tattico, si è letteralmente consegnato alla Juventus: 11 giocatori dietro la palla, terzini bloccati, Griezmann sacrificato tutta fascia e Morata isolato in attacco a fare il ‘Diego Costa‘, senza essere, caratterialmente, un ‘Diego Costa’. Grinta, fase difensiva e lavoro di squadra si sono sgretolati, minuto dopo minuto, sotto i colpi del talento di CR7. A volte nel calcio non bastano solo i ‘cojones‘ mostrati dal Cholo all’andata: le palle vanno anche buttate in rete, tanto all’andata quanto al ritorno…