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La pistard americana aveva vinto l’argento alle Olimpiadi di Rio 2016 e tre titoli mondiali nell’inseguimento a squadre

Non ci sono motivi per spiegare l’estremo gesto di Kelly Catlin, pluridecorata pistard americana suicidatasi nella sua stanza del campus universitario di Stanford.

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Un argento olimpico nell’inseguimento a squadre a Rio 2016 e tre titoli mondiali nella stessa disciplina, conquistati consecutivamente dal 2016 al 2018. Un prodigio di 23 anni, che ha deciso di dire basta con questo mondo, dove nonostante tutto eccelleva non solo nello sport. Una laurea in lingua cinese e una in ingegneria biomedica già in tasca, un’altra da prendere proprio all’Università di Stanford in ingegneria computazionale e matematica: una studente modello, nonché violinista di talento e artista. Kelly Catlin aveva tutto, eppure non abbastanza per continuare la propria vita: l’hanno trovata senza vita nella mattinata di giovedì nel suo letto, poco dopo la conferma del suicidio da parte del padre Mark. Incredulo anche il ct italiano Savoldi, che spesso aveva visto la Catlin sfidare le nostre atlete sulle piste di tutto il mondo: “avevo parlato ai Mondiali di Pruszkow con il suo c.t. Sutton, e mi aveva detto che stavolta non aveva la Catlin in squadra, non stava bene. Una sera, poi, la Balsamo ci disse di averla vista lì in Polonia, ma tutto è finito lì”. Una tragedia immane, un colpo al cuore per tutto il ciclismo che piange, improvvisamente, uno dei propri talenti più cristallini.