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Vince Paolo Gerace/LaPresse

Il vicepremier ha presenziato alla festa organizzata dalla Curva Sud del Milan, stringendo la mano anche ad un ultras condannato per spaccio di droga

Matteo Salvini si ritrova al centro dell’ennesimo caso, questa volta per aver partecipato alla festa organizzata dalla Curva Sud del Milan. Il Ministro dell’Interno, di chiara fede rossonera, ha voluto presenziare alla cerimonia, stringendo addirittura le mani ad uno dei capi ultras in passato condannato per spaccio di droga.

Immancabili le polemiche, a cui Salvini ha risposto per le rime: “sono solo un indagato tra altri indagati. I tifosi del Milan sono tra le più belle realtà europee, sono persone per bene, pacifiche e tranquille, portano colore con un coro, un tamburo o un bandiera. Io stesso sono un indagato, quindi sono un indagato tra altri indagati. Io sono per il tifo corretto, colorato e colorito. Episodi di violenza non mi appartengono e non appartengono a nessuno sportivo. Ho cominciato ad andare in Curva a 14 anni, ho fatto delle belle trasferte, ho sempre trovato gente positiva, quelli che sono stati con me non hanno mai alzato la mano su nessuno“.

Contro Salvini si è schierato Nico Stumpo, deputato di LeU: “andando a fare il tifoso tra gli ultras, Salvini oggi si dimostra ancora una volta non un uomo delle istituzioni ma un uomo di parte. Quello del tifoso è il suo modello. Per di più si definisce indagato tra gli indagati, dimenticando che magari tra loro c’è chi ha commesso violenze contro gli agenti delle forze dell’Ordine“.