Tano Pecoraro/LaPresse

Il razzismo torna ad inquinare il mondo del calcio italiano. Lo sfogo di Kevin-Prince Boateng in merito ai fatti di Inter-Napoli è durissimo

Inter-Napoli continua a far parlare di sè, purtroppo non per il calcio giocato. I tre punti e il risultato finale, lasciano spazio, tanto sulle pagine dei giornali, quanto nei salotti televisivi, agli episodi di violenza, fisica e verbale. Con il 2019 ormai alle porte, il mondo del calcio italiano torna a fare i conti con il razzismo: l’ultima vittima è Kalidou Koulibaly, fischiato dal pubblico del Meazza e fatto oggetto di ‘buu’ e ululati razzisti. Purtroppo non è nè una novità e nemmeno un caso isolato: succede spesso, a tanti giocatori e in diversi stadi d’Italia.

Un episodio che ha ricevuto una condanna pressochè unanime, da parte di società, organi competenti e colleghi del giocatore. Ad esporsi in prima linea è stato Kevin-Prince Boateng, centrocampista del Sassuolo che 6 anni fa uscì dal campo durante un’amichevole fra Milan e Pro Patria, poichè fatto oggetto di cori razzisti. Boateng, ai microfoni della rosea, ha espresso duramente il suo parere sull’argomento: “la verità è che da allora non è successo niente. Anzi, ora è tutto più grave. Con me a fare ‘buu’ razzisti furono in 50, a San Siro due sere fa erano in 5 mila, forse 10 mila. C’è qualcosa che non va. Mi sono sentito male per Koulibaly. Sono stato male io stesso, per tutti quelli che erano lì e si sono visti costretti ad ascoltare certe cose.

Ignoranza? Macché, questo è razzismo, lo sanno tutti. Chi fa questo, è perché pensa che noi di colore siamo scimmie. Poi, certo, c’è chi va dietro a determinati comportamenti anche per ignoranza. Ma il punto di partenza è il razzismo. Andate a chiederlo a Koulibaly, sono sicuro che sia sotto un treno.

Nel 2013 tutti assolti? (nel suo caso, ndr) Fu una sentenza sbagliata, se quello non era razzismo, cos’altro? Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo aspettare che qualcuno muoia per muoverci?

Inter-Napoli andava fermata, perché il giocatore si sentiva male, gli stessi giocatori dell’Inter stavano male. Si era in diretta tv, sarebbe stato giusto dire ‘basta, non giochiamo più’, sarebbe stato un bel segnale per dire che queste cose non devono più accadere.

Innanzitutto spero che si trovino le sanzioni giuste. Ma vorrei far capire cosa significa avere la pelle nera ed essere insultato, in tanti davvero non lo sanno. Ci odiano semplicemente per il nostro colore. Se parlo di razzismo con i colleghi? Certo, è il tema più grande. Ci vuole coraggio in queste situazioni. Mi sarebbe piaciuto, ad esempio, se l’altra sera a fermarsi fosse stato un giocatore dell’Inter. Sarebbe stato il segnale più forte da mandare. Ignorare il razzismo è il problema più grande. Io ho fatto finta di nulla per 20 anni, ora non voglio più farlo. Nel nostro mondo ci vorrebbero più Kaepernick (il giocatore NFL protagonista della protesta contro il razzismo e le politiche di Donald Trump, ndr). E invece da quando sono tornato in Italia non è successo niente.

Non basta mettere le bandiere ‘no to racism’, non basta lo spot Uefa nelle gare di Champions. Bisogna fare di più. Magari con campagne pubblicitarie migliori. Oppure inserire nelle scuole, vicino all’ora di matematica, anche un argomento del genere. Fatti, non parole. Non voglio più sentire parlare di tolleranza zero, se accadono ancora episodi simili vuol dire che si è fatto poco. Dobbiamo iniziare subito a muoverci. Oggi. Anzi, ieri…”.