©Delmati/Lapresse Roma Nella foto Archivio Bruno Conti e Roberto Pruzzo

Roberto Pruzzo ha analizzato la crisi della ‘sua’ Roma, con la posizione di mister Di Francesco che è sempre più in bilico

Roberto Pruzzo, ex centravanti della Roma, ha parlato del momento della squadra giallorossa, non certo un periodo di gloria per la squadra guidata da Di Francesco. Ai microfoni del Corriere dello Sport, Pruzzo ha iniziato indicando il possibile successore del tecnico romanista:  “Se dovessero cambiare Eusebio, un solo nome: Mourinho. Forse è un sogno, ma la Roma ha bisogno di uno come lui. Mi sembra esagerato dire che si gioca tutto contro la Juve che le vince quasi tutte. Non trovo giusto nemmeno addossare tutte le colpe a Di Francesco, hanno sbagliato tutti. Di sicuro paga l’allenatore. Ma il vero problema è che questa squadra non emoziona. Oggi alla Roma mancano i protagonisti, dei veri campioni… Sono stato il primo in Italia a togliermi la maglia dopo un gol, solo quella volta e mai più. Gli davo un significato. Questa maglia l’ho addosso io, ma è vostra. Adesso non esiste più questo, oggi prevale la recita. Quando torno a Roma la gente ancora impazzisce per me. Non capisco perché, io ho fatto il massimo che potessi fare, andare sotto la curva dopo un gol, ma non frequentavo i salotti o i club”.

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“L’idea era stata mia, i tifosi del Liverpool mi stanno ancora sulle palle. Ma non c’era cattiveria, solo un gesto goliardico. La Juve mi sta antipatica quanto loro, sportivamente parlando. Quando perde è festa per me”. Infine immancabile un parere su Schick, delusione assoluta del mercato romanista: “Il tempo è scaduto. Mi piaceva alla Sampdoria ma non puoi stare due anni a Roma e non dare un segnale. Bisogna decidere, magari anche a gennaio”.