Le parole di Massimo Costantini, il tecnico di ping pong premiato come miglior coach al mondo. Da 12 anni all’estero, in India la sua consacrazione

E’ lo Special One del pingpong, un maestro giramondo che ha fatto diventare grande anche una ‘piccola’ nazionale come quella dell’India. Eppure qui non sono tanti a ricordarsi di lui, nemmeno ora che il suo nome svetta tra i giganti di questo sport. E’ la storia di Massimo Costantini, uno dei tanti “cervelli in fuga” dall’Italia costretti a cercare fortuna all’estero. I suoi sogni di gloria ora hanno preso la forma di un ambito e prestigioso premio, quello di miglior allenatore del mondo conferitogli oggi dalla Federazione internazionale di tennistavolo.

“E’ un riconoscimento che mi rende molto felice. Ero già sorpreso della mia nomination, anche perché gli altri sono autentici colossi del tennistavolo. Figuriamoci vincere”, racconta Costantini all’Adnkronos dopo avere ritirato il premio nella serata di gala della Ittf a Incheon, in Corea del Sud. La giuria lo ha preferito ai ct di due big europee come la Germania e la Svezia: “Sono due paesi leader di questi sport, tra quelli che danno più fastidio ai cinesi. Essere accostati a loro con una nazionale come l’India, che non ha una grande tradizione in questo sport, dà la misura ancora più eclatante del risultato”, sottolinea il tecnico 60enne di Senigallia, che lo definisce “un premio alla speranza”.

“C’è così tanto divario tra le big di questo sport e le altre nazioni che alcuni allenatori mi hanno chiamato per dirmi: sei una speranza per tutti noi. Con la volontà e il sacrificio si possono fare cose straordinarie”.

Dopo essersi messo in luce da giocatore, il migliore di sempre nella storia azzurra con un record di 452 presenze in Nazionale a lungo imbattuto anche negli altri sport, nel 2002 Costantini prese il timone dell’Italia guidandola due anni dopo all’ottavo posto dei Mondiali e nel 2005 all’oro ai Giochi del Mediterraneo. Da ct azzurro portò anche 5 atleti a qualificarsi all’Olimpiade di Atene 2004, un record assoluto, ma nonostante gli ottimi risultati ottenuti non ha più lavorato con la federazione italiana.

“Il motivo? Bisogna chiederlo a loro, i contratti si fanno in due -rimarca Costantini-. Telefonate di congratulazioni per i miei risultati non ci sono mai state. Io non ho mai nascosto che tornare a lavorare con l’Italia mi sarebbe piaciuto, ma a quanto pare il mio desiderio non coincide con le politiche della federazione. Nel 2012 sono stato l’unico allenatore che ha portato tre giocatori americani alle Olimpiadi, nemmeno i cinesi ci sono riusciti. Eppure è passato inosservato, come tante altre cose. Io comunque faccio sempre il tifo per l’Italia e ora in qualche modo dovranno fare i conti con me. Sono appena rientrato (dopo 12 anni all’estero, ndr), ho lasciato l’India a settembre per stare più vicino alla mia famiglia. Non mi potranno più ignorare”.

Anche perché nel frattempo la Federazione internazionale gli ha affidato un incarico prestigioso: “Sono stato scelto come supervisore del programma ‘High Performance’ per scovare nuovi talenti, atleti di elite di età compresa tra gli 11 e i 21 anni. Mi occupo del mondo, dall’America Latina all’Europa. Lo strapotere cinese c’è ed è indubbio, l’obiettivo ora è allargare più possibile questo sport agli altri paesi anche per ottenere una maggiore visibilità mediatica: se nell’arco di qualche anno un campione uscisse da questo progetto la federazione mondiale avrebbe di riflesso un grande ritorno. Questa mia nuova veste -sottolinea- include anche un’attenzione all’Italia, magari qualche vantaggio ne potrà trarre anche il movimento azzurro”. (Aip/AdnKronos)