L’ex allenatore del Milan non ha lesinato pesanti frecciate al club rossonero e a Pippo Inzaghi, ritenuto alquanto fortunato

Sono passati poco meno di quattro anni dall’avvento sulla panchina del Milan di Clarence Seedorf, un’avventura durata lo spazio di sei mesi fino al giugno 2014, mese del suo esonero.

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Foto LaPresse/Massimo Paolone

A distanza di alcune stagioni, l’attuale ct del Camerun ha voluto commentare nuovamente quell’esperienza, intervenendo ai microfoni del programma sportivo ‘Pressing’: ho fatto degli ottimi numeri, il Milan era in difficoltà e sono venuto ad aiutarlo. Mi sono sentito molto solo in quel periodo ma nonostante ciò abbiamo creato un gruppo unito per fare numeri importanti: 35 punti in 19 partite, con un gioco accettabile. Ero pronto per iniziare la nuova stagione ma hanno preso altre decisioni. Avrei voluto la fortuna di Inzaghi, che può continuare a perdere e a restare in panchina“. Il ct del Camerun si è poi soffermato sulla sua carriera da giocatore: “sono molto soddisfatto, solo per questo motivo ho mollato tutto da un giorno all’altro per venire ad allenare il Milan, dopo 24 anni ero pronto per una nuova sfida. Non ho mai vinto il Pallone d’oro, ma anche tantissimi campioni con cui ho giocato non l’hanno conquistato.

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Sono stato ripagato in maniera molto importante con le vittorie nei club con cui ho giocato. Poi anche per le scelte tattiche che ho spesso dovuto fare, non sempre ho giocato da numero 10 ma per molto tempo ho fatto il centrocampista a tutto campo e questo ha tolto un po’ di protagonismo. La finale di Istanbul? Noi siamo arrivati a quella finale passando il turno in modo molto fortunato contro il Psv, per quanto sia stata dura da accettare mi rode molto di più la sconfitta contro il Deportivo la Coruña: quell’anno potevamo fare il Triplete“.