F1, Montezemolo e i segreti di Schumacher: “mi chiesero di licenziarlo. Mick? Ecco cosa faceva Michael quando nacque”

Gian Mattia D'Alberto

L’ex presidente della Ferrari ha svelato alcuni retroscena della vita in Ferrari di Schumacher, aneddoti mai venuti a galla finora

Segreti e retroscena, raccontati da chi Michael Schumacher lo conosce davvero. In occasione dei cinquant’anni del Kaiser, che compirà il prossimo 3 gennaio, Luca Cordero di Montezemolo ha voluto raccontare alcuni aneddoti relativi al loro percorso in comune in Ferrari, svelando particolari mai venuti finora a galla.

Dai momenti difficili fino alla nascita dei figli, l’ex presidente della Cavallino ha parlato senza freni ai microfoni di QN: “con lui abbiamo vinto e rivinto tutto, più volte. Il nostro rapporto si era presto trasformato in amicizia personale. Condivido la scelta del riserbo voluta dalla famiglia sulle sue condizioni, sono in contatto con Corinna, ho visitato il museo di Kerpen, spero in buone notizie e auguro a suo figlio Mick di ripetere anche soltanto in parte le imprese del padre. La prima cosa che mi viene in mente a proposito di Schumi non riguarda il pilota, ma l’uomo di famiglia. Era nato da poco Mick e vennero in vacanza a casa mia tutti gli Schumacher, era estate e dunque tempo di zanzare. Beh, ogni cinque minuti Michael correva a controllare se per caso il bambino era stato punto dagli insetti. Mi colpiva la sua attenzione maniacale ai dettagli, con Schumi ti rendevi conto che il particolare più piccolo era comunque fondamentale. A parte l’immenso talento al volante, io credo che lui abbia lasciato una traccia nel dna della Ferrari“.

la Presse

Gli aneddoti relativi a Schumacher poi continuano: “era spesso a Maranello per i test, che allora non erano limitati. Siccome andava sempre a giocare a calcetto con i meccanici e poi a mangiare la pizza, non amava far vedere che rientrava in hotel a tarda ora. Così mi chiese di poter usare l’appartamento che Enzo Ferrari aveva fatto costruire accanto alla pista di Fiorano. Facemmo anche allestire una palestra perché era ossessionato dalla efficienza fisica, così gli sistemammo un garage per i suoi allenamenti. Gianni Agnelli voleva bene a Schumi, lo ammirava. Diceva: questo tedesco mi è molto caro, nel senso che costa carissimo, ma ne vale la pena. Era sempre coerente con sè stesso anche nei momenti di difficoltà, che non mancarono. Oggi giustamente si ricordano le vittorie, ma lui ebbe bisogno di cinque anni per farcela. In mezzo ci furono sconfitte e polemiche. Almeno due volte, nel 1997 dopo la collisione con Villeneuve e nel 1998 dopo l’incidente con Coulthard, in Belgio, sono stato tempestato di inviti a licenziarlo. Licenziare Schumacher, capite? Mi dicevano che non sapeva controllare le emozioni, figuratevi. Pensate se avessi dato retta ai presunti opinionisti“.

PA/LaPresse

Un super pilota, in grado anche di far crescere la gente intorno a lui, come sottolinea Montezemolo: “mi fidavo di lui e di Jean Todt, della squadra. Soprattutto, vedevo come Michael favoriva la crescita dei giovani ingegneri, che imparavano da lui, dal suo esempio. Un uomo squadra al cento per cento. Ha guidato per la mia Ferrari dal 1996 al 2006. Non troverà una sua polemica nei confronti della azienda, Schumi ha sempre avuto una bella dose di emotività, anche se sapeva governarla, a tratti pareva quasi un meridionale. Il Mondiale del 2000? Schumi incarnava un’attesa quasi messianica. Quella domenica ero a casa davanti al televisore. Tormentavo amuleti e talismani e pregavo, mischiando profano e sacro. Mancano tre giri alla fine, sto in apnea, suona il telefono. È Gianni Agnelli. ‘Luca, mi fa, complimenti, l’incubo è finito’. E io a toccare tutto, con l’avvocato che non stava zitto un attimo, per fortuna arrivò la bandiera a scacchi“.

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About Ernesto Branca (30184 Articles)
Nato a Reggio Calabria il 6 ottobre 1989, è un appasionato di sport. Laureato nel 2015 in Giurisprudenza, scrive per SportFair dal 2015.


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