vincenzo nibali
AFP PHOTO / Marco BERTORELLO

Il ciclista della Bahrain-Merida continua a lamentare forti dolori alla schiena dopo la caduta del Tour, le sue parole non fanno ben sperare

Il primo arrivo in salita della Vuelta 2018 non fa sorridere Vincenzo Nibali, anzi. Il corridore della Bahrain-Merida paga ben undici minuti al vincitore Benjamin King, riuscito a tagliare per primo il traguardo della quarta tappa.

Una situazione insolita per lo Squalo, che continua a lamentare dolori alla schiena dopo l’operazione resasi necessaria per la caduta occorsa al Tour de France: “sto soffrendo come un cane, tengo duro. Se fossi un altro, con un altro carattere, avrei già mollato, abbandonato tutto. Invece sono qui, resisto. Vado avanti” le parole di Nibali alla Gazzetta dello Sport. “Il problema è la schiena. Quando spingo per lungo tempo mi fa male. Come se avessi una tendinite alla schiena. Oggi non potevo fare di più, mi manca il ritmo, mi manca tutto. Recupero bene, le gambe non si appesantiscono. Però devo risolvere il problema alla schiena. La cosa bella è che il pubblico mi è vicino. La gente qui si ricorda ancora la Vuelta del 2010, il mio primo grande giro vinto a cui sono particolarmente legato. Durante tutta l’ultima salita gridavano il mio nome. Bello, ne sono orgoglioso. È anche un modo di riconciliarmi con i tifosi a bordo strada dopo quello che mi è successo. Il Mondiale? C’è ancora tanta strada prima di arrivare a Innsbruck. Qui il problema è un altro. Io non sono arrabbiato o deluso: sono preoccupato. Miglioro, è vero. Però la schiena mi dà ancora problemi e finché la situazione è questa io più di tanto non posso fare. Sono preoccupato anche per il futuro. Ho parlato con Sabatini che mi ha detto che, per esperienza, l’infortunio mi lascerà qualche dolore per sempre. Lui ha avuto una cosa ben più grave della mia, però… Izagirre lo stesso, mi ha detto che ci ha messo mesi per mettersi a posto e che qualche strascico lo sente. La domanda se tornerò quello di prima, se la mia schiena tornerà com’era, me la faccio dal giorno dell’infortunio. È normale. E non ho risposte che mi tranquillizzano“.