LaPresse/Vincenzo Livieri

Luciano Moggi ed i suoi racconti sull’Hollywood e sulle serate dei calciatori della Juventus ricche di pepe

Luciano Moggi ha svelato alcuni particolari della sua militanza bianconera, parlando al Corriere dello sport. L’ex dirigente, ha raccontato il suo metodo per farsi rispettare all’interno dello spogliatoio juventino, senza mai battere i pugni in maniera ‘chiassosa’, ma trattando i calciatori in maniera singolare:

“I giocatori mi temevano e mi rispettavano anche a mille chilometri. Si sarebbero buttati dalla finestra per me. Erano miei dipendenti ma li trattavo come amici, fino a che non mi davano motivo di cambiare. Ibra è il contrario di quello che dicono. Se ti rispetta, ti dà tutto, ti aiuta anche nello spogliatoio. Davids a Milano era considerato un demonio, con noi è stato perfetto. Come si gestiscono i talenti? Come un padre di famiglia. Dicevano che la Juve era una caserma. Falso. I calciatori andavano tutti all’”Hollywood”, a Milano, la domenica dopo la partita. “Andate pure”, dicevo, “scopate, fate quello che volete, ma non voglio scandali. E non andate se giochiamo la coppa di mercoledì. Trezeguet era l’unico che non mi dava retta. Andava all’“Hollywood” anche quando non doveva. Una sera trovò me che l’aspettavo. Da allora non c’è andato più. Mai battuto i pugni sul tavolo. Chi lo fa, non sa comandare. Io facevo la riunione il giovedì con gli allenatori. Analizzavamo la partita e poi dicevo democraticamente: Io farei così. E loro? Facevano così”.