Tour de France, il pagellone di SportFair: Sagan e Alaphilippe show, Craddock eroe, Dumoulin e Froome dimostrano che la doppietta Giro-Tour non è impossibile e adesso Nibali ci pensa

SportFair

Tour de France, si conclude oggi a Parigi con la classica passerella sui Campi Elisi la 105ª edizione della Grand Boucle vinta da Geraint Thomas a 32 anni: il pagellone di SportFair

Il Tour de France n° 105 s’è concluso oggi a Parigi con la vittoria di Geraint Thomas, 32 anni, pistard britannico del Team Sky. In carriera era sempre stato un gregario, il suo miglior piazzamento in classifica generale era stato il 15° posto sempre nei Tour de France 2015 e 2016 vinti dal compagno di squadra Chris Froome. L’anno scorso aveva fatto le prove generali vincendo il Tour of the Alps e correndo da capitano un ottimo Giro d’Italia finché una rovinosa caduta non lo costringeva al ritiro. Poi al Tour de France vinceva la cronometro inaugurale di Düsseldorf indossando la maglia gialla per 4 giorni prima di cederla al compagno di squadra Chris Froome.

Il successo di Thomas è il successo del lavoro, del sacrificio, degli sforzi per migliorarsi ogni anno. Dietro di lui sul podio si sono piazzati Tom Dumoulin, secondo con 1′ e 51” di ritardo, e Chris Froome, terzo a 2′ e 24′‘. Un podio molto importante se consideriamo che sia Froome che Dumoulin erano già saliti sul podio del Giro d’Italia due mesi fa: Froome sul gradino più alto, Dumoulin sempre secondo. Grazie a loro due, adesso sappiamo che la “doppietta” Giro-Tour non è poi così impossibile. Difficile, certo, anche perché non ci sono riusciti. Ma non impossibile, perché ci sono andati vicinissimi.

E’ bene ricordare che nella storia ultracentenaria del grande ciclismo, soltanto 7 campionissimi hanno centrato la doppietta Giro-Tour nello stesso anno: si tratta di Fuasto Coppi (1949 e 1952), Jacques Anquetil (1964), Eddy Merckx (1970, 1972 e 1975), Bernard Hinault (1982 e 1985), Stephen Roche (1987), Miguel Indurain (1992 e 1993) e Marco Pantani (1998). Non è semplice, quindi. Non è da tutti e non succede molto spesso, ma non dipende dalla modernità del ciclismo bensì dall’eccezionalità di campioni straordinari che evidentemente negli ultimi 20 anni non ci sono riusciti.

Prima di quest’anno, ci aveva provato Contador nel 2015: El Pistolero era riuscito a vincere il Giro d’Italia e poi si era piazzato 5° al Tour de France, correndo la Grand Boucle comunque in modo spettacolare. Si sarebbe potuto accontentare del podio, invece cercò di far saltare il banco e finì 5°. Quanto ci mancano campioni così…

AFP/LaPresse

A prescindere dalla “doppietta” vincente, oggi abbiamo due corridori come Froome e Dumoulin che sono finiti entrambi sul podio di Giro e Tour. Due secondi posti per Dumoulin, un primo e un terzo per Froome. Era dal 1994 che non succedeva qualcosa di simile, quando Pantani arrivò 2° al Giro e 3° al Tour, e Indurain 3° al Giro e 1° al Tour. Insomma, Froome e Dumoulin ci hanno dimostrato che la “doppietta” Giro-Tour non è un’impresa impossibile, neanche nel ciclismo del terzo millennio. E Vincenzo Nibali, che non ci ha mai provato e ha sempre preparato bene soltanto una delle due grandi corse a tappe, potrebbe pensarci per il prossimo anno mentre Dumoulin ha già dichiarato che punterà tutto sul Tour senza partecipare al Giro.

Ma ecco il Pagellone di SportFair sul Tour de France 2018

Geraint Thomas 10

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Il pistard britannico ha corso in modo perfetto, evitando cadute e inconvenienti che negli anni scorsi l’avevano fermato. Ha vinto due tappe bellissime sulle Alpi a La Rosière e sull’Alpe d’Huez (primo di sempre in maglia gialla), tenendo 11 giorni la maglia gialla e imponendosi persino sul più quotato compagno di squadra Froome. Chissà che non ci prenda gusto per provarci di nuovo il prossimo anno…

Tom Dumoulin 9

AFP/LaPresse

E’ andato a 157 secondi dalla storica doppietta Giro-Tour: ha perso il Giro d’Italia per 46” da Froome e il Tour de France per 1′ e 51” da Thomas, di cui 1′ e 13” persi per la foratura sul Mur de Bretagne. Ha corso entrambe le corse a tappe praticamente senza squadra, altrimenti l’impresa di Froome a Bardonecchia non sarebbe stata possibile. Ma a 27 anni dopo la vittoria del Giro d’Italia 2017, sale per la prima volta sul podio del Tour de France con l’ambizione di migliorarsi il prossimo anno quando concentrerà tutta la stagione sulla Grand Boucle. E porta a casa anche 2 tappe a cronometro: una al Giro (Gerusalemme) e una al Tour (Espelette) confermandosi leader incontrastato di questa specialità in cui è Campione del Mondo.

Chris Froome 8,5

Ciclismo, Tour de France 2018 - Sedicesima tappa
AFP/LaPresse

Dopo aver vinto il Giro d’Italia, centra un altro podio straordinario al Tour de France. Un Tour de France di stress e tensioni moltiplicate per l’ostilità del pubblico e dell’ambiente, dove per il secondo anno consecutivo non è riuscito a vincere neanche una tappa. Rimane la grande impresa del Giro d’Italia, vinto dopo la brutta caduta di Gerusalemme nel primo giorno, e il podio del Tour per un campione che a 33 anni non ha ancora alcuna intenzione di abdicare: lo vedremo ancora protagonista nel 2019.

Primoz Roglic 9

AFP/LaPresse

Il 28enne sloveno ha sfiorato il podio con un ottimo 4° posto finale nella classifica generale e una bellissima vittoria nel tappone pirenaico di Laruns: è la definitiva consacrazione di un talento che nei prossimi anni cercherà di lottare per vincere la maglia gialla.

Steven Kruijswijk 8

Il suo 5° posto in classifica generale è il miglior risultato di sempre al Tour e di tutti i grandi giri dopo il 4° posto al Giro d’Italia 2016: gli manca ancora un pizzico per essere da podio, ma è una conferma importante.

Romain Bardet 5

AFP/LaPresse

Aveva puntato tutta la stagione su questo Tour de France con l’obiettivo di vincerlo sfruttando un percorso che sembrava disegnato apposta per lui. Dopo il 2° posto del 2016 e il 3° del 2017 è tornato indietro al 6° posto come nel 2014, a 7 minuti di ritardo dalla maglia gialla e senza vincere neanche una tappa. Mai incisivo, ci ha messo il cuore ma quando non ci sono le gambe c’è poco da fare.

Mikel Landa 5

Settimo in classifica generale, male nel gioco di squadra con la Movistar, non riesce a vincere neanche una tappa. Aveva fatto meglio da gregario quando era nel Team Sky.

Daniel Martin 7,5

Foto Lapresse

L’irlandese vince meritatamente il premio di “super-combattivo” di questo Tour de France. Ha vinto la tappa del Mur de Bretagne, è sempre andato all’attacco ogni volta che la strada l’ha consentito. Alla fine s’è piazzato 8° in classifica generale, dopo il 6° posto di un anno fa e il 9° di due anni fa. Ma ha lasciato il segno.

Ilnur Zakarin 5

Niente da fare. In discesa è fermo, in salita mai all’altezza dei migliori. Finisce nono, dopo che l’anno scorso aveva concluso 5° al Giro e 3° alla Vuelta ci aspettavamo qualcosa di più.

Nairo Quintana 6

AFP/LaPresse

Ha vinto una bellissima tappa sui Pirenei a Saint-Lary-Soulan, poi una brutta caduta gli ha impedito di poter competere per il podio ed è andato in crisi finendo 10° in classifica generale. Ma ha dimostrato di esserci ancora: è l’unico scalatore del gruppo che può essere competitivo, e ha ancora 28 anni. Ha vinto il Giro giovanissimo nel 2014, la Vuelta nel 2016, al Tour è già salito tre volte sul podio (2° nel 2013 e nel 2015, 3° nel 2016). L’anno scorso ha provato la “doppietta” Giro-Tour ed è finito 2° al Giro e 12° al Tour, ma chi pensa che sia finito non ha ancora capito nulla. Ha 5 anni meno di Froome e Nibali, 4 meno di Thomas, la stessa età di Dumoulin. Ne parleremo ancora a lungo.

Bob Jungels 5,5

Bob JungelsPer il 26ene campione lussemburghese era la prova del nove. E’ fallita. Undicesimo in classifica generale, non è all’altezza del podio di una grande corsa a tappe. Può certamente migliorare ancora, ma era già stato 6° al Giro 2016 e 8° al Giro 2017. Al Tour 2015 era finito 27°, forse farebbe bene a concentrarsi sulle corse da un giorno.

Alejandro Valverde 7

Eterno. A 38 anni abbondanti è ancora competitivo. Finisce 14° in classifica generale, ma è il più attivo della Movistar negli attacchi da lontano. Terzo al traguardo nella tappa del Mur de Bretagne.

Egan Bernal 10 & Lode

A 21 anni e al suo primo grande giro, ha corso come un veterano più che rodato. Certamente la guida tattica del Team Sky aiuta moltissimo, ma ha scortato Thomas verso la vittoria e Froome verso un podio che probabilmente senza di lui non avrebbe conquistato. Ed è riuscito anche a finire 15° in classifica generale (proprio come Thomas un anno fa…), nonostante abbia corso due settimane con un dito rotto per la brutta caduta su un’ammiraglia che gli è costata 16 minuti di ritardo nella tappa di Roubaix. Senza quel guaio avrebbe addirittura finito il Tour nella top-10. Da gregario, a 21 anni. Fenomeno.

Peter Sagan 10 & Lode

Nell’anno in cui prima del Tour aveva già vinto la Gand-Wevelgem e soprattutto la Parigi-Roubaix, il tre volte Campione del Mondo Peter Sagan al Tour de France s’è superato battendo ogni record e conquistando la 6ª maglia verde di leader della classifica a punti. Ha vinto anche tre tappe, in altre tre è arrivato secondo e in una terzo. Ha anche indossato per un giorno la maglia gialla. Ha saputo resistere bene anche su alcune dure montagne, poi sui Pirenei ha fatto un volo pazzesco finendo in un burrone ma nonostante le ferite è riuscito a concludere la corsa con estrema sofferenza a Parigi, dov’è riuscito persino a fare la volata. Ha dato spettacolo in gruppo con Nibali e altri corridori che amano dare spettacolo sulle due ruote, regalando ai tifosi chicche straordinarie giorno dopo giorno. E’ patrimonio mondiale di questo sport e attenti che al Mondiale di Innsbruck farà sudare grandi fatiche a chi gli vorrà sfilare di dosso la maglia di Campione Iridato.

Julian Alaphilippe 10 & Lode

Qui dobbiamo stare attenti a non esagerare, perché Julian Alaphilippe in questo Tour de France ci ha stregati. Ha appena compiuto 26 anni, già 2° a una Liegi-Bastogne-Liegi nel 2015, 2° al Giro di Lombardia 2017 e alla Milano-Sanremo 2017, 2° alla Freccia Vallone nel 2015 e nel 2016, vincitore di una tappa della Vuelta di Spagna 2017, quest’anno è finito 4° alla Liegi-Bastogne-Liegi, ha vinto la Freccia Vallone e adesso ha corso un Tour de France magistrale, conquistando in modo nettissimo la maglia a pois di miglior scalatore e soprattutto imponendosi con due azioni mozzafiato sui tapponi alpini e pirenaici di Le Grand-Bornand e Bagnères-de-Luchon. E’ arrivato anche secondo sul traguardo di Mende. Chiude 33° in classifica generale e 5° nella classifica a punti della maglia verde dietro 4 velocisti. E’ stato davvero incantevole per come ha corso in modo coraggioso e appassionato, abbiamo un nuovo fenomeno di quelli che fanno bene a tutto il ciclismo.

Lawson Craddock 10 & Lode

Il giovane texano, 26 anni, è riuscito a completare un Tour de France da eroe dopo che nella prima tappa in una brutta caduta si era fratturato la scapola. Lì iniziava il suo calvario: è ultimo in classifica generale con 4 ore e mezza di ritardo da Thomas, ma ce l’ha fatta ed è il suo successo più grande anche perché intanto aveva attivato una raccolta fondi per beneficenza per supportare il suo arrivo ai Campi Elisi. Per avere uno stimolo in più. E ieri ha tagliato il traguardo della cronometro esultando come se avesse vinto. L’abbiamo fatto anche noi. Grazie Lawson, emblema del ciclismo e dei più sani valori dello sport.

Fernando Gaviria 8

Foto Lapresse

Per il 23enne talento colombiano era il primo Tour de France, e per questo gli perdoniamo il ritiro prematuro alle prime difficoltà sulle montagne alpine. Ma ci era piaciuto di più l’anno scorso al Giro quando ha resistito a salite molto più dure e difficili pur di salire sul podio con la maglia ciclamino. Avrebbe potuto sfidare Sagan per la maglia verde, invece si è arreso troppo presto. Eppure s’era dimostrato il miglior velocista del gruppo. Il primo giorno aveva indossato persino la maglia gialla grazie alla vittoria nella volata della prima tappa, poi ne ha vinta un’altra a Sarzeau mentre è arrivato 2° nella tappa di Chartres.

Greg Van Avermaet 8,5

Otto giorni in maglia gialla al Tour de France non si trascorrono a caso. Il Campione Olimpico di Rio de Janeiro chiude il Tour al 28° posto in classifica, mai era andato così bene. E ha difeso la maglia da leader in modo commovente nel primo tappone alpino con una maxi fuga da lontano. Secondo nella tappa di Roubaix, dove ha cercato stoicamente una vittoria dal sapore leggendario in maglia gialla. Non ce l’ha fatta per un soffio, ma va bene lo stesso così.

Vincenzo Nibali 9

E’ molto difficile immaginare cosa avrebbe potuto fare senza quella balorda caduta provocata da un tifoso a 4km dall’Alpe d’Huez. E’ il grande dilemma di queste ore. Certamente avrebbe concluso il Tour de France sul podio, tentando di mettere in difficoltà la maglia gialla di Thomas e attaccando da solo più di come non abbiano fatto tutti gli altri, lui che un Tour l’ha già vinto nel 2014 e aveva preparato tutta la stagione su quest’appuntamento. Era in forma top come non succedeva da anni, nelle prime tappe era stato attentissimo a non perdere terreno prezioso. Poi la cinghia di una fotocamera di un tifoso che aveva scavalcato le transenne, una motocicletta della gendarmeria francese che lo stringeva verso il pubblico, i fumogeni che determinavano scarsa visibilità e una caduta che poteva sembrare anche banale ma che gli ha provocato un guaio serio alla colonna vertebrale al punto che dovrà operarsi mettendo a rischio persino il Mondiale di Innsbruck dove la nazionale italiana puntava tutto su di lui. Che peccato! Ma l’azione che ha fatto sull’Alpe d’Huez recuperando quasi un minuto a tutti i migliori dopo la caduta è il più grande gesto di un campione affermato che non ha alcun bisogno di ulteriori dimostrazioni. Un campione totale, di quelli sempre più rari. La sua vittoria della Milano-Sanremo lo dimostra ancora una volta. Nel 2019 tornerà per riprendersi quello che quest’anno gli è stato tolto. E dopo i Mondiali di Firenze e le Olimpiadi di Rio, un’altra caduta gli strappa la chance di conquistare successi leggendari. Alla faccia di chi continua ad etichettarlo come un corridore baciato dalla fortuna.

Domenico Pozzovivo 9

A 35 anni ha espresso il meglio di se’: è stata la migliore stagione della sua carriera, 5° al Giro d’Italia e 18° al Tour de France dove s’è rivelato il migliore tra gli italiani. Eppure era arrivato in Francia soltanto come gregario di Vincenzo Nibali, invece è stato quasi sempre con i migliori in montagna, ha ottenuto un 5° e un 6° posto di tappa, mai in carriera era andato così bene. Con le relative proporzioni, anche le performance di Pozzovivo dimostrano che la doppietta Giro-Tour è possibile. E’ possibile essere in forma e competere ad alti livelli per la classifica generale in entrambe le corse, ovviamente riuscire a vincerle è roba da campionissimi di una stretta molto ristretta come ci insegna la storia. Lui, intanto, dalla Basilicata con entusiasmo e passione, è stato l’orgoglio d’Italia in questo Tour de France avaro di soddisfazioni per gli Azzurri.

Franco Pellizotti 8

Foto di Luca Bettini

A 40 anni era il corridore più anziano del gruppo di questo Tour de France, e lo conclude prima di smettere di pedalare con l’ennesima prova di sacrificio al servizio della squadra e del suo capitano. Non è stato ai livelli della Vuelta 2017, ma ha comunque contribuito al gioco di squadra quando ce n’è stato bisogno, sia prima per Nibali che dopo il ritiro forzato dello Squalo andando all’attacco in diverse occasioni. Chiude un’ottima carriera nel modo migliore possibile, 60° in classifica generale e terzo degli italiani dopo Pozzovivo (18°) e Damiano Caruso (20°), lui che ovviamente non faceva classifica ma pensava soltanto ad aiutare la squadra. A cui riteniamo doveroso dedicare un capitolo a parte.

Team Bahrain-Merida 10

bahrain merida tour de france
AFP PHOTO / Philippe LOPEZ

La Bahrain-Merida, alla faccia delle critiche, s’è dimostrata la squadra migliore di questo Tour de France dopo la corazzata del Team Sky. Nonostante la perdita di Nibali, proprio la Bahrain-Merida conclude 2ª nella classifica a squadre che per un giorno sui Pirenei ha anche guidato, indossando casco e numero giallo. Appena 12 i minuti di ritardo dalla Movistar dei vari Landa, Quintana e Valverde e 20 minuti di vantaggio sul Team Sky, terzo. I piazzamenti in classifica generale di Pozzovivo (18°), Jon Izaguirre (22°) e Gorka Izaguirre (24°) dimostrano lo spessore di una squadra che era assolutamente all’altezza della situazione per aiutare Nibali nella vittoria della maglia gialla, e sono arrivati ben cinque secondi posti di tappa (2 con Colbrelli, 2 con Jon Izaguirre e uno con Gorka Izaguirre) e ben 13 piazzamenti nella top-10 dei traguardi di tappa. E l’anno prossimo, con gli innesti di Rohan Dennis e Damiano Caruso, si presenterà come una vera e propria corazzata. L’unica in grado di sfidare il Team Sky: con Nibali ne vedremo ancora delle belle!

Team Movistar 4

Foto AFP / Marco Bertorello

Che peccato avere questi fior fior di campioni tutti in una squadra, e utilizzarli in questo modo. Alla fine la Movistar torna a casa con una tappa e la classifica a squadre, ma nessun corridore sul podio ne’ nei primi 6 della classifica generale. Visto l’organico del Team spagnolo, ci aspettavamo molto di più almeno dal punto di vista della corsa. Invece non ci hanno mai neanche provato seriamente. L’impegno più grande è stato quello in difesa del primo posto nella classifica a squadre, a cui la Bahrain-Merida ci ha fatto un pensierino soltanto dopo l’addio di Nibali. Loro avrebbero dovuto ambire a qualcosa di più…

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