Pil: Credit Suisse, anche indicatori alternativi per misurare crescita

Roma, 31 mag. (AdnKronos/ats) – Promuovere indicatori alternativi che riflettano meglio la crescita e i suoi impatti. A sostenerlo è Credit Suisse, che rilancia il dibattito sulla pertinenza del prodotto interno lordo per misurare il progresso economico. Il pil resta il punto di riferimento per l’orientamento delle grandi decisioni a lungo termine a livello nazionale e regionale, constata il colosso bancario svizzero in uno studio pubblicato oggi. Eppure, le lacune di questo rilevatore sono oggetto di critiche già dalla sua introduzione, che risale agli anni ’30.
Guardando, in particolare, alla Svizzera, secondo l’Ocse il paese elvetico registra la crescita più debole, corretta dei prezzi, tra i Paesi industrializzati nel corso degli ultimi 50 anni. Ma allo stesso tempo, la qualità della vita resta alta: questo paradosso mette in discussione l’utilità dei dati del pil, scrive l’istituto finanziario zurighese. Inoltre, i media accordano molta più importanza alle previsioni concernenti il pil, piuttosto che al debito.
Il fatto che il prodotto interno lordo sembri al giorno d’oggi imprescindibile, sottolineano gli esperti di Credit Suisse, non significa che non esistano approcci migliori o alternativi per misurare la crescita economica e il benessere sociale. Per Urs Rohner, presidente del consiglio d’amministrazione di Credit Suisse, citato in una nota, l’istituzione del pil come indicatore di progresso ha portato a “trascurare numerosi effetti secondari della crescita”.