vasco rossi
LaPresse/Stefano Costantino

Vasco Rossi ed il Modena Park, a quasi un anno dal pazzesco evento musicale il cantautore italiano racconta come il concerto lo abbia cambiato

Vasco Rossi si racconta in un’intervista a quasi un anno dal concerto dei record. Il Modena Park non è stato un punto d’arrivo per il cantautore italiano, anzi… Il 66enne modenese racconta a Vanity Fair come l’evento musicale lo abbia cambiato. Ecco le parole del Blasco:

Modena Park è stato un evento talmente straordinario sotto tutti i punti di vista che uno, dopo, avrebbe anche potuto fermarsi. Ma io di smettere non avevo voglia neanche un po’»Non avevo in mente che fosse l’ultimo concerto, non sono uno che programma. In realtà lo considero non so se un momento di arrivo o di ripartenza, diciamo uno spartiacque. Dopo Modena Park mi sento libero e tranquillo di poter fare quello che mi pare. Mi voglio divertire e finché la gente, il mio popolo, si diverte io sono pronto a salire sul palco tutti gli anni. Vado fuori e canto le mie canzoni  e siccome ne ho tante ne rimangono sempre fuori un sacco che mi piacerebbe suonare. Ogni anno c’è Pasqua, la primavera, e da quest’anno, a giugno, ci sono i concerti di Vasco. Questo è lo spirito, capito? Abbiamo riarrangiato alcuni pezzi vecchi, degli anni Ottanta. Modena Park è stata un po’ una seduta psicoanalitica, nel senso che mi sono ritrovato a cantare canzoni che ho scritto 35, 40 anni fa e che non facevo più da un sacco di anni. All’inizio ero un po’ spaesato, per dire di Bollicine non ricordavo neanche più il testo. Poi, a un certo punto, mi sono ritrovato nello stesso spirito di quando le avevo scritte, di quando avevo 15 anni. Ho cominciato a crescere sei, sette anni fa. Quando mi sono fermato, grazie anche alla malattia, ho cominciato a guardarmi intorno, a vedere delle sfumature che prima non avevo mai notato e, per i primi due anni, ero come incantato. Adesso, però, di sfumature sto cominciando a vederne troppe e non ne posso più. Sono tante le cose che non mi piacciono. La triste condizione umana in cui tutti siamo gettati. Una canzone può essere perfetta, tutto il resto no.