Palermo, 26 apr. (AdnKronos) – “Io indagata? Ma se non ci fossi stata io non sarebbero mai partiti i lavori, non si sarebbe mai parlato di depuratore. Il mio impegno è stato massimo. In ogni caso, appena leggerò le carte, chiederò subito alla Procura di essere ascoltata”. Lo ha detto all’Adnkronos Giusi Nicolini, l’ex sindaca di Lampedusa commentando l’avviso di garanzia ricevuto “come atto dovuto”, come spiega anche il Procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato al sequestro dell’impianto di depurazione.
Poi Nicolini spiega: “Questo appalto non è stato fatto dal Comune di Lampedusa, ma da una struttura commissariale. C’era un soggetto attuatore e una struttura apposita realizzata dopo i fondi, 26 milioni di euro, erogati dal Governo Berlusconi nel 2011. In teoria questo lavoro doveva essere fatto con procedura d’urgenza, ma in realtà i lavori sono iniziati con netto ritardo e mai finiti”.
“In realtà – dice ancora Giusi Nicolini – il depuratore a Lampedusa non c’è mai stato perché anche la vecchia struttura non depurava, non era solo un problema di sottodimensionamento”. “Con l’ordinanza di Berlusconi del 2011 i fondi non vennero dati al Comune di Lampedusa ma a un soggetto attuatore presso la Regione siciliana, che si è occupata anche della progettazione, l’esecuzione e la direzione dei lavori. Il mio ruolo era solo quello di spingere queste pratiche…”. I lavori del depuratore sono iniziati nel 2015. “E dovevano terminare nel marzo 2017, poi la fine dei lavori è stata rinviata al dicembre 2017, ma evidentemente è ancora tutto fermo”.
“Chiederò di essere sentita immediatamente dai pm – dice ancora Giusi Nicolini – Io ho trovato quell’inquinamento e anzi l’ho fronteggiato. Certo, con interventi emergenziali. E’ ovvio che nulla poteva essere fatto per eliminarlo senza l’impianto nuovo. Il mio impegno è stato massimo nel sollecitare la progettazione per fare partire questo lavoro, che era complesso”.