Francesco Moser
LaPresse/Daniele Badolato

Francesco Moser racconta quali sono le difficoltà della Parigi-Roubaix e del mitico settore della Foresta di Arenber e spera di nella vittoria di Matteo Trentin o di Gianni Moscon

Riva Expo Hotel, Bontadi, Moser

Manca davvero poco per la Parigi-Roubaix, la classica francese soprannominata ‘l’Inferno del Nord’  a causa dei 29 tratti di pavè uno più complicato dell’altro. La partenza della 116ª edizione della gara sarà come di consueto a Compiegne per poi raggiungere i ciottoli di Roubaix. Ad arricchire la difficoltà ai corridori ci sarà la Foresta di Arenberg, uno dei settori più impegnativi della classica (gli organizzatori della corsa francese hanno catalogato questo tratto con 5 stelle di difficoltà). Come al Giro delle Fiandre, il terreno della Parigi-Roubaix è instabile e ci potrebbero essere molte cadute nei vari settori. Francesco Moser ha vinto tre edizioni di fila della classica francese ed è a conoscenza della difficoltà del tracciato. L’ex ciclista ha alla ‘rosea’ ha spiegato quali sono i rischi per i corridori:

“quel pavé è perfido. Bruttissimo. Tante buche. E non c’è una pietra che sia uguale a quella che le sta a fianco. Se è bagnato, è ancora più difficile pedalarci. Se resti saldo in sella, ti sembra un miracolo. D’altro canto, quando l’hanno inserita lo scopo era questo: più era brutto il pavé, più erano contenti. Asfaltavano alcuni tratti per rendere la vita più facile ai contadini e ne cercavano altri per lo spettacolo della corsa”.

La Foresta di Arenberg è uno dei tratti più difficili della Parigi-Roubaix. In questo settore i ciclisti dovranno stare attenti sia al terreno che alle pendenze. Molti corridori hanno il timore di cadere e di rompere parti meccaniche della bicicletta. In questo tratto le ammiraglie non riescono ad arrivare facilmente e per questo scivolare in questa parte di corsa è fatale. Francesco Moser racconta le difficoltà della Foresta di Arenberg e un particolare aneddoto:

“il timore. Se hai un problema meccanico, un incidente proprio in quel tratto, rischi di perdere tanto tempo. L’assistenza tarda. E la corsa è andata. La ricognizione l’avevamo fatta solo sugli ultimi 30 chilometri. Non c’erano le segnalazioni di oggi, capitava di non trovare quello che cercavi. In gara, poi, c’era un passaggio a livello e poi cominciava la Foresta. Un inferno. Mai visto niente di peggio, il terreno perfetto per un’apocalisse. Inoltre c’era la guerra per prenderla davanti, la volata ad alta velocità che eri costretto a fare. Spesso ad occhi chiusi, peraltro, pregando che chi c’era davanti a te non cadesse. Come quando inserirono il Koppenberg al Fiandre. Se non eri tra i primissimi, qualcuno magari scivolava davanti a te, dovevi salire a piedi e addio sogni di gloria. Io frenavo sempre poco, anche a 60 all’ora in pianura. E se capitava di avere una moto vicino… era uguale”.

La Parigi-Roubaix per Francesco Moser è stata la corsa più bella. L’ex ciclista è sempre stato affascinato dalle forti pendenze e non ha mai denigrato le difficili salite. Più le montagne erano complicate dal punto di vista altimetrico e più l’ex corridore si divertiva. Vincere tre volte di fila la classica francese (1978, 1979, 1980 ndr) non è da tutti. Moser ha svelato a quale trionfo è più legato:

“al primo, in maglia di campione del Mondo. E all’ultimo, perché avevo conosciuto da poco mia moglie Carla. Lei venne con la sorella e la sera ci trovammo in un locale parigino, Chez Regine. Incontrammo Alain Delon, a cui il ciclismo piaceva molto. Mi fece i complimenti, bevemmo un bicchiere assieme. È un bel ricordo”

Dal 2000 ad oggi nessun italiano è riuscito a vincere la Parigi-Roubaix. L’ultimo successo risale al 1999 ed è di Andrea Tafi. Francesco Moser ha svelato chi tra gli azzurri ha le capacità di vincere la classica e il pronostico per l’edizione 2018:

“i migliori penso siano Moscon, Trentin e Oss. Curioso che siano tutti e tre trentini come me. Però il blocco della Quick Step è il più compatto. Hanno loro il pallino e in questi giorni mi hanno chiamato dal Belgio, dicendomi che Gilbert ha davvero voglia di vincere il quarto Monumento”.

Vincenzo Nibali ha corso un buon Giro delle Fiandre al suo debutto. La classica belga non ha respinto totalmente il capitano della Bahrain Merida e probabilmente il prossimo anno potrebbe dire la sua. Il ciclista italiano non ha mai corso la Parigi-Roubaix e Francesco Moser sconsiglia a Nibali di debuttare con un età troppo avanzata:

“se aspetta ancora un po’… gli anni passano. E venire qui per la prima volta senza sapere bene che cosa vuol dire… non so.