Fabio Aru si allena in vista dei mondiali di Innsbruck: “venire qui è stato utile perchè…”

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Fabio Aru, insieme a Simone Petilli e a Valerio Conti, ha visionato il percorso del prossimo mondiale di ciclismo che si terrà ad Innsbruck il 30 settempre

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Fabio Ferrari/LaPresse

Dopo aver concluso il Tour of the Alps, Fabio Aru ha pedalato, insieme a Simone Petilli e a Valerio Conti, sul percorso di Innsbruck, sede dei prossimi mondiali di ciclismo. Il sardo ha visionato anche la salita che si affronterà durante l’ultima tornata della rassegna iridata. Una specie di allenamento questo del corridore italiano per capire quali sono le difficoltà del percorso e scrutare le pendenze della montagna soprannominata ‘The Hell’. Fabio Aru potrebbe essere uno dei selezionati della nazionale di ciclismo per questa importante manifestazione, e potrebbe essere o il capitano della squadra azzurra o il ‘gregario’ di Vincenzo Nibali. Nelle settimane passate, il messinese della Bahrain Merida, insieme a Franco Pellizotti, ha visionato il tracciato ed è rimasto attonito dopo la terribile scalata sul ‘The Hell’. Fabio Aru ha analizzato nel dettaglio il percorso austriaco:

“devo dire che questo strappo è veramente impegnativo le pendenze sono severe fin dall’inizio dei 2700 metri, ma gli ultimi 500 metri sono durissimi. Sarà importante valutare bene la scelta dei rapporti e in quest’ottica è stato molto utile venire a visionare la salita. Sarà un mondiale duro, per scalatori, e ovviamente sono contento di questo visto che la Nazionale Italiana può contare su una formazione competitiva”.

Anche Davide Cassani è risalito sulla montagna austriaca insieme a Francesco Moser, pluricampione italiano di ciclismo. Il CT della Nazionale alla ‘rosea’ ha raccontato quali saranno le difficoltà:

“consideriamo che una volta finito il pezzo più duro non c’è subito la discesa, devi avere la forza di cambiare ritmo. E’ uno sforzo quasi estremo da 10’. Un Muro, ma lungo. I migliori saliranno uno alla volta. Non è un Mondiale come gli ultimi, in cui c’erano dieci Nazionali capaci di portare il capitano all’ultimo giro con i primi e ci si giocava tutto alla fine. Le Nazionali saranno di meno: Colombia, Francia, Spagna, Italia… Un cambio di bici per i big prima del Muro? Bisogna valutare tutto”.

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