Francesco Moser
LaPresse/Daniele Badolato

Il grande ex ciclista Francesco Moser, svela un particolare retroscena sul record dell’ora nel 1984 a Città del Messico

francesco moserFrancesco Moser è una tra le leggende del ciclismo italiano e probabilmente anche internazionale. In carriera vanta un Giro d’Italia, tre Parigi-Roubaix, una Milano-Sanremo, un campionato del mondo sia su strada che su pista ed il record dell’ora nel 1984 a Città del Messico. In totale Francesco Moser ha vinto un 273 corse ed è il ciclista italiano con il maggior numero di successi all’attivo precedendo Giuseppe Saronni (193) e Mario Cipollini (189), terzo assoluto a livello mondiale, alle spalle di Eddy Merckx (426) e Rik Van Looy (379). Un mostro sacro del ciclismo italiano che ci ha regalato grandi emozioni. Oltre alla passione per il ciclismo, Francesco Moser è un produttore di vino d’alta qualità. In un’intervista a Repubblica, l’ex ciclista ha spiegato come è nata la passione per il vino:

“alle premiazioni, dopo aver vinto una corsa, ti danno una bottiglia di spumante da stappare. Tu sei lì, accaldato, ma il vino spesso è caldo e non è neanche buono. Quando ero piccolo mio padre faceva il vino ed era tutto un altro mondo. Avevamo i torchi a mano, si portava l’uva a spalla con le bigonce. Si andava dentro i tini di legno a piedi scalzi e si schiacciava l’uva. Io ho fatto il contadino fino al 1970, prima di iniziare a correre. Era veramente un altro mondo. Pensa che quando si vendemmiava venivano i frati a fare la questua. Giravano nelle campagne con una bigoncia sulla spalla e ognuno gli dava un po’ di uva. Poi se la portavano in convento e facevano il vino. Tiravano su 100 quintali d’uva!  Io spigolavo l’uva e aiutavo in cantina, dove andavo spesso anche a prendere il vino mentre si mangiava, con la pignata dalla spina. Quando il vino fermentava, nelle cantine che erano piccole, succedevano spesso degli incidenti col gas della fermentazione, qualcuno è anche morto. E a noi che eravamo dei bambini, per non farci avvicinare, ci dicevano che nelle botti c’era la scimmia! Avevamo una paura matta. Pensavamo veramente ci fosse la scimmia. Guai se andate dentro! Che c’è la scimmia, gridavano. A 13-14 anni con i miei amici delle scuole medie facevamo il vino in proprio, sapevamo già come fare. Finita la vendemmia andavamo a spigolare l’uva che rimaneva indietro, la facevamo fermentare in una vasca  e vendevamo il vino al bicchiere. In giro per il paese, alle persone che venivano la domenica alla messa“.

Nel 1988 Francesco Moser ha lasciato il ciclismo ed ha iniziato ad imbottigliare il proprio vino. La sua prima bottiglia l’ha chiamata 51.151, come il record stabilito nel 1984 a Città del Messico. L’ex corridore ha spiegato:

“nel 1988, l’anno che ho smesso di correre, ho comprato un maso – Maso Wart a Nord di Trento, nella zona di Gardolo di Mezzo. All’interno di un antico podere vescovile, con intorno un meraviglioso anfiteatro di vigneti . e ho costruito la nuova cantina. Ho deciso di buttarmi nel mondo del vino e cercare di fare sempre meglio. Adesso stiamo puntando di più sullo spumante, in Trentino abbiamo una grande tradizione spumantistica. Il primo a fare il metodo classico è stato Ferrari, poi arriva il Franciacorta. Ma produciamo anche vari vini fermi, rossi e bianchi”. 

L’azienda di Francesco Moser produce quasi 50 mila bottiglie di spumante e oltre 70 mila di vino (tra bianchi e rossi). La dedizione dell’ex atleta è molto meticolosa e precisa: infatti verifica ogni passaggio, dal raccolto all’imbottigliamento. Spesso e volentieri Moser spedisce le sue bottiglie al suoi ‘rivali’ storici, Felice Gimondi e Beppe Saronni, come ha raccontato da Moser:  

“spedisco spesso i miei vini a Felice Gimondi, a lui piace lo spumante, ma soprattutto il Moscato Giallo. Anche Saronni è mio cliente, e anche molti altri corridori. Ogni anno facciamo una pedalata qui in azienda. Arrivano tutti gli amici, si va in bici e si beve il vino”.

Il vino e la bicicletta sono da sempre stati un binomio perfetto per Francesco Moser:

“ho sempre bevuto un bicchiere di vino a pranzo, anche quando facevo attività agonistica. Al Giro d’Italia negli ultimi anni lo portavo io il vino. L’ho portato fino in Messico! Nel 1984 ero lì per tentare il record dell’ora e avevamo spedito il vino nostro, il Teroldego, insieme a tutti i viveri: il prosciutto, il formaggio grana, ma metà non è mai arrivato. Si vede, che se lo son bevuto o l’hanno rotto, non l’ho mai saputo”.