De Rossi, la voglia di giocare e quel gol (non casuale) per Astori. Di Francesco: “si è alzato alle sei per andare ai funerali”

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L’ultimo gol di Daniele De Rossi in serie A risaliva allo scorso 28 maggio, ecco perché la rete con il Torino non può essere considerata poi così casuale

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Luciano Rossi/AS Roma/LaPresse

Una gioia che mancava dal 28 maggio scorso, dieci mesi di digiuno da quel Roma-Genoa 3-2 che regalò ai giallorossi la qualificazione alla Champions League. Daniele De Rossi aveva messo il suo sigillo, per poi iniziare il proprio lungo digiuno terminato proprio ieri sera. Un caso? Ci piace pensare di no, anzi, il cuore ci dice che sia stato Davide Astori a guidare quella palla di Nainggolan sul destro del capitano della Roma, permettendogli di bucare Sirigu e riassaporare la gioia del gol. Una gioia però nascosta, tenuta dentro e repressa da un sentimento più forte di nostalgia e tristezza. Nato e cresciuto dentro l’animo di Daniele quasi una settimana fa, quando la notizia della morte di Astori lo ha raggiunto per non lasciarlo mai più. Un dolore profondo e intenso, cementatosi non solo in Nazionale ma anche nell’avventura condivisa alla Roma, dove Daniele e Davide avevano legato in maniera viscerale. Nessun sorriso, niente braccia al cielo, solo abbracci e un velo di tristezza sul viso… solo così De Rossi avrebbe potuto festeggiare questo gol, arrivato come segno di un destino crudele colpevole di avergli tolto un pezzo di cuore. Quanto il capitano giallorosso tenesse a questa partita lo ha spiegato poi Eusebio Di Francesco, svelando anche un piccolo retroscena:

“Sono felice per il suo gol, Daniele se lo meritava. Anche giovedì si è alzato alle sei di mattina per partecipare al funerale di Davide. Ci teneva a giocare, è la prima cosa che mi ha detto. E sono contento sia andata così”.