Milano, 22 feb. (AdnKronos) – Depenalizzare ed eliminare l’appello per alcuni reati per ridurre i tempi dei processi. è la ricetta di Eugenio Albamonte, presidente dell’Associazione nazionale magistrati. In Italia i procedimenti durano più di 5 anni in media, oltre 4,5 milioni le cause arretrate e circa 968 mila i processi che rischiano di far pagare allo Stato un indennizzo per l’eccessiva durata (legge Pinto).
“C’è un’evidente sproporzione tra il contenzioso e le forze in campo e questo determina la situazione che si sta trascinando. Gli ultimi numeri su riduzione dei tempi e arretrato sono incoraggianti: il governo, in questa legislatura, ha investito sulle risorse. Dal 2006 il nostro organico non è mai stato coperto, abbiamo fatto i conti con la mancanza di 9 mila amministrativi. Come magistrati siamo frustrati dal non poter svolgere nei tempi giusti il nostro lavoro e dalla cattiva reputazione che ha la giustizia”, spiega all’Adnkronos.
Carenza di personale, burocrazia e trasferimenti incidono sui tempi. “Anche un turnover elevato incide sui ritardi; alcune sedi non vengono scelte molto e questo problema potrebbe essere risolto con una riscrittura delle circoscrizioni, ma in questo campo ci scontriamo con localismi e politica”, sottolinea. “Bene gli investimenti” per il processo di informatizzazione “anche se cominciato con enorme ritardo”, ora l’Associazione nazionale magistrati è “preoccupata dal passaggio di mano”: l’arrivo di un nuovo esecutivo potrebbe vuol dire “un ritorno al passato”.