Antonio Conte
Antonio Conte - LaPresse/PA

Il Chelsea domina per lunghi tratti il Barcellona e poi si perde mandando tutto all’aria: non solo distrazioni, la colpa è anche di qualche dichiarazione fuoriluogo

Il solo pronunciare il nome di ‘Antonio Conte‘ in Italia fa venire il batticuore: i trionfi con la Juventus, la mentaltà ‘cannibale‘, il culto della vittoria, le emozioni con la Nazionale (le ultime vere, prima del disastro) e un carattere sanguigno che lo ha sempre fatto entrare nei cuori dei suoi tifosi. In Inghilterra la situazione è un po’ diversa: dopo aver vinto il titolo al primo anno, Conte ha smarrito un po’ il suo sacro fuoco interiore. Lamentele e dichiarazioni insofferenti sono spesso all’ordine del giorno, il suo Chelsea è una squadra davvero tosta, ed è anche merito suo, ma spesso si fa condizionare dalle parole del suo stesso allenatore, sempre alla capricciosa richiesta di qualcosa in più. L’incontro di Champions League disputato questa sera contro il Barcellona ne è la prova lampante. In conferenza stampa l’allenatore italiano ha decantato le qualità dei suoi avversari: “Messi è il migliore al mondo“, “dovremo fare la partita perfetta“, “siamo sfavoriti“. Dichiarazioni che, per quanto veritiere, non fanno bene ad una squadra che deve giocarsi la doppia sfida più importante della stagione, alla vigilia dell’incontro in casa. Allo Stamford Bridge il Chelsea poteva mettere davvero in difficoltà il Barcellona e lo ha fatto: pressing alto, gioco fisico, spazzi intasati nei quali intrappolare il tiki-taka degli spagnoli per poi colpire con ripartenze letali. Due pali hanno negato a Willian qualcosa di più del gol con il quale ha sbloccato la gara. Staccata per un attimo la spina della concentrazione dopo il risultato sbloccato, il Chelsea si è ricordato delle parole del suo allenatore e di ‘non essere all’altezza’. Clamoroso harakiri difensivo, pallone regalato ad Iniesta e gol di Messi.

Conte
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Sono bastati 30 secondi a mandare all’aria quanto di buono costruito in un’ora di gioco. Un pareggio 1-1 che fa malissimo, particolarmente in ottica ritorno nel quale il Barcellona beneficerà del fattore Camp Nou e del gol in trasferta segnato a Londra. Il Chelsea è stato vittima della propria fragilità e delle parole del suo allenatore. Lo stesso che nel corso della stagione ha dimostrato di avere problemi con più di un big in rosa: non è un mistero che campioni del calibro di Hazard e Courtois in estate potrebbero cambiare maglia, come già fatto a gennaio da un felicissimo Diego Costa. Lo stesso che ogni sessione di mercato storce il naso, indispettito se arriva Morata per 80 milioni anzichè Lukaku e sbotta con frasi del tipo “devo farmi spiegare come fanno gli altri allenatori a farsi comprare i top player“. La Premier League è sfumata da tempo. La Coppa di Lega pure e anche la Champions si complica terribilmente. Conte è famoso per trarre il meglio dai suoi giocatori a livello psicologico e motivazionale, ma il fallimento di questa stagione (forse l’ultima a Londra), è anche frutto del suo atteggiamento: il pareggio di questa sera è solo l’ultimo torto subito da un Chelsea che meriterebbe qualche carezza in più.