LaPresse/EFE

Si apre un piccolo spiraglio per il possibile ripescaggio dell’Italia in vista dei Mondiali di Russia 2018: l’Iran viola le regole imposte dalla FIFA

L’Italia non può restare senza Mondiale e il Mondiale non può restare senza l’Italia. Dopo il ko contro la Svezia che è costato agli azzurri la qualificazione diretta, l’unica via percorribile per vedere l’Italia ai Mondiali sarebbe quella di un ripescaggio. Fra possibilità di guerre civili (Spagna-Catalogna) e veri e propri harakiri (caso Perù) e tante altre teorie fantasiose, spunta davvero un possibile spiraglio che darebbe all’Italia una chance di essere ripescata. Una dei paletti imposti dalla FIFA, nel regolamento che determina la possibile esclusione di una nazionale, è quello secondo il quale il governo di tale Paese, non abbia alcuna ingerenza sul calcio. L’Iran ha violato palesemente tale norma. In che modo? Basta conoscere la storia di Masoud Shojaei, centrocampista di qualità della nazionale iraniana, a cui è stata vietata la convocazione per ‘scelta tecnica’, termine che in realtà nasconderebbe motivi politici. Shojaei è infatti un personaggio scomodo per l’Iran, vista la sua mentalità aperta che contrasta nettamente con quella dei conservatori, al potere. Come riportato da ‘Il Corriere della Sera’, il tutto è iniziato quando lo scorso agosto, Shojaei e il compagno Hajisafi, hanno affrontato con il Panionios gli israeliani del Maccabi Tel Aviv in match valevole per i preliminari di Europa League. Niente di strano fin qui, se non fosse che da oltre 38 anni, è stato vietato agli atleti iraniani di affrontare una selezione israeliana, in modo tale da non riconoscere l’esistenza dello Stato di Israele. I due all’andata fecero di tutto per non farsi convocare, ma al ritorno sotto la pressione di una lunga squalifica della UEFA, nonché di quelle del club che in caso di sconfitta avrebbe perso 4-5 milioni e avrebbe multato i giocatori, dovettero scendere in campo. I due vennero subito ‘cancellati’ dal giro della nazionale. Il vice-ministro dello sport iraniano, Mohammad Reza Davarzani, sottolineò la natura politica della decisione: “è certo che Masoud Shojaei e Ehsan Hajisafi non saranno mai invitati a far parte della nazionale perché hanno violato la linea rossa“.

Hajisafi si scusò pubblicamente: “non potevo fare altrimenti”. Venne reintegrato. Per Masoud Shojaei, che rifiutò di scusarsi, venne invece scelta la via del pugno duro. La parte oltranzista dell’Iran non aspettava altro dopo che nel 2009 indossò un braccialetto verde in sostegno delle proteste antigovernative; che nel 2016 denunciò la corruzione nel calcio iraniano; e soprattutto, lo scorso giugno, rispose alla domanda del presidente Rouhani su come si potesse migliorare il calcio iraniano: “mia madre non è mai venuta a vedermi in tanti anni: siamo l’unico Paese in cui le donne non possono entrare allo stadio”. Un personaggio scomodo da togliere di mezzo. L’intervento del governo nel sistema calcistico iraniano è fin troppo evidente: una situazione che non solo nega diverse libertà fondamentali della persona, ma che è anche contraria alle politiche di solidarietà e antirazziste promosse dalla FIFA. Le circostanze per una possibile esclusione ci sono tutte e se l’Iran dovesse reintegrare Shojaei, darebbe il via ad una sorta di rivoluzione culturale che andrebbe ben oltre il prezzo di un Mondiale al quale rinunciare. L’Italia può sperare…