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Canoa, squalificato per 8 anni Yasuhiro Suzuki: ha confessato di aver avvelenato un rivale per prendere il suo posto alle Olimpiadi di Tokyo 2020

A volte la competizione può diventare così accesa da far compiere gesti sconsiderati. Se poi di mezzo c’è la possibilità di partecipare ad un evento come le Olimpiadi di Tokyo 2020, giocate in casa, la posta in gioco potrebbe anche ‘giustificare’ il misfatto. Uasuhiro Suzuki non ci ha pensato due volte: il canoista che avrebbe difeso i colori del Giappone, nei giochi casalinghi, sarebbe dovuto essere lui. Suzuki ha quindi ‘avvelenato’ il rivale Seiji Komatsu, versando steroidi anabolizzanti nella sua borraccia. “Mi aveva fatto venire il sangue amaro, non volevo che mi sorpassasse nelle gerarchie verso la qualificazione”, ha spiegato Suzuki, tentando di giustificare la sua azione, accecato dalla rabbia per aver visto Komatsu batterlo nel k1 ai Giochi Asiatici del 2015. Komatsu è stato ovviamente trovato positivo e sospeso, nonostante avesse negato tutto strenuamente. In seguito ad una conferenza contro il doping, organizzata per gli atleti della Nazionale giapponese però, il rimorso ha finito per divorare Suzuki che ha dovuto confessare. Komatsu è stato dunque riabilitato, mentre il reo confesso Suzuki è stato condannato a 8 anni di squalifica “per una condotta totalmente contraria allo spirito del fair play”, come si legge in un comunicato della federazione giapponese. Inutile dire che il sogno Olimpico è definitivamente sfumato insieme alla sua credibilità.