“Gomorra”, del successo del telefilm sulla camorra ne parlano i magistrati che nella vita reale cercano di combattere questo fenomeno delinquenziale

Mentre è in onda la terza serie di Gomorra si riaccendono le polemiche sull’ascendente negativo che il telefilm di grande successo può avere sui telespettatori. Fin dalla sua prima messa in onda la fiction, che narra le gesta di Genny Savastano e Ciro Di Marzio, ha attirato le critiche per la violenza proposta e per l’emulazione che quest’ultima potrebbe suscitare in coloro che seguono le vicissitudini dei due camorristi. L’ultimo ad intervenire su tale faccenda è Giuseppe Borrelli, uno dei tre coordinatori della Dda di Napoli. Come riporta il Corriere della Sera, l’atteggiamento del procuratore aggiunto è davvero molto critico nei confronti della serie tv.

La serie televisiva – afferma Giuseppe Borrelli a riguardo- offre una rappresentazione folkloristica dei clan, una rappresentazione pericolosa perché distoglie l’attenzione dall’attuale configurazione delle camorra. Forse sarebbe meglio parlare di rappresentazione parziale. Volevo dire che la fiction televisiva non coglie alcun aspetto della camorra di oggi. La qualità del prodotto cinematografico non è in discussione. Da un punto di vista formale  siamo in presenza di un prodotto di ottimo livello. Il fatto è che la vera criminalità organizzata presenta caratteristiche molto sgradite per chi se ne occupa professionalmente. Oggi la camorra ha superato lo stato di contiguità con i ceti professionali, l’imprenditoria, una parte della politica. I clan esprimono una propria classe dirigente di professionisti, imprenditori e politici. E questo rappresenta motivo di preoccupazione. La camorra raccontata in Gomorra è un’entità paradossalmente tranquillizzante, perché consente di differenziarsi. Capisco che si tratti anche di un’operazione economicamente significativa. Gomorra è l’unico prodotto che la tv italiana vende tanto all’estero dai tempi de La Piovra. Anche le frange più violente esprimono una forte carica eversiva. Anche il fenomeno delle stesse non appartiene alla camorra di Gomorra, ma è proprio di un’organizzazione malavitosa che, a differenza del passato, ha deciso di contrapporsi violentemente alle istituzion. Era un’altra cosa. Riusciva a descrivere la bestialità di alcuni comportamenti, degli istinti più bassi dei protagonisti. Ma anche il film raffigura una realtà di tanti anni fa.

Anche Federico Cafiero de Raho, procuratore antimafia ha espresso la sua perplessità verso il fenomeno ‘Gomorra’. Nel programma con Lucia Annunziata “1/2 h in più” su Raitre anche Cafiero de Raho ha comunicato il suo pensiero. Dopo aver ammesso di non aver visto neanche una puntata di Gomorra, il procuratore ha aggiunto:

 Credo che evidenziare i rapporti umani come se la camorra fosse un’associazione come tante altre non corrisponda a quello che realmente è, la camorra è fatta soprattutto di violenza.

Infine anche Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, ha percorso il filone tracciato da Borrelli e da Cafiero de Raho parlando della camorra vera come del tutto distante da quella proposta in Gomorra, assai più positiva e con personaggi che ha definito “troppo simpatici” per somigliare a quelli reali.

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