LaPresse/Stefano De Grandis

Durante la cerimonia della Hall of Fame, Jean Todt ha raccontato due dolci aneddoti relativi al suo rapporto con Michael Schumacher

Foto Lapresse

Nove campioni del mondo si sino ritrovati nella serata di ieri a Parigi per l’inaugurazione della nuova Hall of Fame della Fia. La federazione internazionale, all’inizio dell’anno, aveva espresso la volontà di imitare altre discipline sportive per l’apertura di una Hall of Fame per celebrare i 33 iridati della storia della Formula 1, dal mitico Nino Farina, vincitore nel 1950, al britannico Lewis Hamilton, trionfatore per la quarta volta in questa stagione. Uno dei momenti più emozionanti è stato quando la manager di Michael Schumacher, Sabine Kehm, ha rappresentato il campione tedesco, sette volte iridato e ancora alle prese con il terribile incidente sulle nevi svizzere di Meribel nel 2013, nella sua introduzione nella Hall of Fame. A prendere la parola è stato il presidente della FIA Jean Todt, che ha ricordato i momenti passati insieme al Kaiser:

“Michael è una persona molto speciale, lo è per il mondo dei motori, lo è per me, è un vero amico e continua a lottare per riprendersi. Ricordo che stava per iniziare la stagione 2001 e timidamente Michael, nonostante fosse campione del mondo, mi chiese: ‘Mi permettete di effettuare un test a Fiorano per assicurarmi di essere ancora in grado di guidare?’. Era un ragazzo piuttosto timido, sembra arrogante ma non lo è affatto. Insomma voleva dimostrare a sé stesso di essere sempre al 100%. Michael era sempre pieno di dubbi, che fosse un buon pilota o meno. Ha fatto i suoi test, e ovviamente non era parso affatto male. Infine ricordo che nel 2000, dopo 21 anni, la Ferrari tornò ad essere campione con Michael. Mentre lo stavo accompagnando al podio gli dissi: ‘la nostra vita non sarà più la stessa’. Chiaramente quel giorno a Suzuka, fu il momento più forte della mia carriera”.

 

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