“Oh, Vita!”, fuori il nuovo singolo di Lorenzo Jovanotti: un viaggio dall’infanzia romana ai giorni nostri, con contaminazioni USA e tante citazioni particolari

Dopo un periodo di pausa, discografia e ‘spirituale’, Jovanotti è tornato sulla scena musicale italiana con la sua solita scarica di adrenalina. Da oggi è possibile ascoltare il nuovo brano del rapper romano, “Oh, Vita!” che precede l’omonimo album. Un singolo fresco e leggero, una melodia orecchiabile e ipnotica che fonda lo stile di “Io penso positivo”, dal quale Lorenzo si era un po’ distaccato negli ultimi album, ad un ritornello che riprende gli ultimi lavori da cantautore. Già da qui traspare il concept del pezzo: un cerchio, un percorso, la sua vita. Il video lo certifica. Jovanotti riparte dalla sua Roma, da “Via di Porta Cavalleggeri”, quartiere vicino al Vaticano, nel quale è nato e cresciuto. Lorenzo ha vissuto la sua adolescenza come un nero dalla pelle pianca, nato a Roma ma con la cultura di Hollis Queens, quartiere dal quale sono venuti fuori Run DMC, LL Cool J e diversi altri rapper che Lorenzo ascoltava, prodotti da Rick Rubin negli anni 80. Ritorna qui la tematica del percorso, che nel 2017 porta Jovanotti e il produttore a lavorare insieme proprio all’album “Oh, Vita!“.

L’idea del pezzo trova ispirazione nella figura di Bebe Vio, la fiorettista paralimpica azzurra alla quale Jovanotti ha dedicato il pezzo (è stata la prima ad ascoltarlo, prima dell’oro vinto al Mondiale mercoledì scorso), esempio di celebreazione della vita e della più pura gioia di vivere, nonostante la meningite che l’ha colpita in tenera età. Se Bebe Vio è stata la musa ispiratrice, nel testo e nel video sono presenti diverse altre citazioni: dalla giacca con la scritta “Grand Master Flash” (grande disck jockey, uno dei padri fondatori dell’hip hop), a quella a Lucio Dalla con ‘Futura’ fino alla maglia con la scritta ‘Primo’, omaggio al rapper Primo Brown (morto nel 2016) che da bambino andava sotto casa ad aspettare Lorenzo per avere un autografo.

“Oh, Vita!” – Jovanotti: il testo

Qui non è il Mississipi
e nemmeno Atlanta
ma non so che cosa c’è nella mia pelle bianca
e a 14 anni mi ha fatto sentire come
nato a Hollis, Queens ma sotto falso nome
ho il passaporto italiano e un cuore mediterraneo
working class hero con un amore spontaneo
per la botte piena e per la moglie ubriaca
la base aerospaziale nel centro di Aracataca
Gabo Marquez, Valentino Rossi ed Happy Days
Diego Velazquez, Saturday Night Fever e Walk This Way
e quando senti il richiamo della foresta
è la mia musica, è la tua festa

Come posso io
non celebrarti vita
oh vita
oh vita

skip skip dive
so-socializza
ritmo mozzarella o pomodoro ecco unapizza
supercalifragilistichespiralidoso
uomo paleolitico di impatto mostruoso
non sono laureato ma posso insegnare ad Harvard
improvviso sul tempo meglio che al Village Vanguard
ormai sono uno standard
un grande classico
quick stop, rock & roll,
Mr Fantastico se esiste un Dio, forse sì, forse no, boh
ma ascolto le storie disposto a crederci un po’
che siamo figli di qualcuna il resto è tutto da fare
non ho radici ma piedi per camminare

Come posso io
non celebrarti vita
oh vita
oh vita

Come posso io
non celebrarti vita
oh vita
oh vita

Ho il flow di un jazzista
e il mood di un barista
le ossa rotte e riparate a forza di stare in pista
con la pistola ad acqua rapino la banca
la mossa del cavallo a elle che la via che spalanca
verso lo scacco al Rè
verso la rivoluzione
un cantautore con la lingua come una percussione
che batte dove duole il dente, dove passa la gente
Alcatraz, Razzmatazz
precipitevolissimevolmente
coraggio la fantasia in viaggio
e tocco il centro infranto del cuore selvaggio
la foce dell’Orinoco, la poesia, il gioco,
sento un calore baby, è il Sacro Fuoco

Come posso io
non celebrarti vita
oh vita
oh vita

Come posso io
non celebrarti vita
oh vita
oh vita

Boom boom boom boom
ritmo della vita
la barzelletta di una natura addomesticata
ah beh sì beh vacci a credere te
è tutto sempre relativo come piace a me
non sono qui per il gusto, per la ricompensa
ma per tuffarmi da uno scoglio dentro all’esistenza
sono un migrante,
sono un cantate
un panettiere a Damasco
una stella distante
un pianoforte scordato dentro una sagrestia
l’avanguardia di guardia davanti alla retrovia
nel tempo della paura aspetto la fioritura
e se è una femmina si chiamerà
Futura
(Futura)

Come posso io
non celebrarti vita
oh vita
oh vita

Come posso io
non celebrarti vita
oh vita
oh vita
oh vita