Valentino Rossi a 360 gradi: il pesarese dal rispetto in pista al folle amore per l’Academy VR46 e i suoi giovani piloti

Un campione a 360° gradi. 9 i titoli Mondiali vinti da Valentino Rossi, amato in tutto il mondo. Il pesarese della Yamaha ha dovuto fare i conti, quest’anno, con diverse difficoltà, dalle cadute in allenamento e il brutto infortunio a tibia e perone ai problemi tecnici con la M1 difficili da risolvere. Il Dottore però non molla e nonostante i suoi 38 anni non perde la voglia e la motivazione per continuare a sfrecciare in pista, essere competitivo e lottare con i migliori, divertendosi e regalando grande spettacolo a tutti i suoi tifosi. Intervistato dai microfoni di BtSport, Valentino Rossi ha raccontato anche da cosa prende la potenza necessaria per lottare ogni fine settimana, nonostante le difficoltà:

“mi dà potenza quando faccio qualcosa che mi piace, come guidare la moto o passare tempo con gli amici o stare a casa a rilassarmi, perdo potenza invece al contrario quando faccio qualcosa che non faccio o devo andare in un posto che non voglio. La gara di Phillip Island mi ha dato tanta potenza. Credo che meglio dell’Australia solo Assen perchè ho vinto, ma Phillip Island è stata tanta tanta potenza. E’ importante essere competitivi, ciò che mi piace è lavorare durante il weekend risolvere i problemi, migliorare ed essere forte in gara, gare come Philipp Island sono incredibili e se vinci una gara del genere hai potenza extra per un anno. A volte durante questa stagione abbiamo faticato molto abbiamo avuto weekend complicati come Jerez, Barcellona, Motegi dove siamo arrivati con problemi e dopo tre giorni avevamo gli stessi problemi. Quali sono i problemi? Bella domanda. Combattiamo con le gomme, soffriamo molto quando il livello del grip è basso e non siamo capaci di dare alla gomma ciò di cui ha bisogno, forse troppo, forse troppo poco, quest’anno per migliorare la moto dell’anno scorso abbiamo creato altri problemi”.

Il pesarese si è poi soffermato anche sull’appassionante sfida in Australia, arricchita da sorpassi e controsorpassi e anche da qualche colpo… basso. Tanti infatti i segni delle gomme sulle tute di Rossi, Marquez e tanti altri piloti, che nonostante le ‘botte’ si sono però divertiti esaltando tutto il pubblico:

“quello che penso è che devi provare di superare senza toccare gli altri, ma è vero che sono stato aggressivo in alcuni movimenti nella mia carriera e ho toccato altri avversari, ma negli ultimi giri, adesso è dall’inizio alla fine, ho imparato che la MotoGp non è uno sport di contatto, ma… rispetto,, credo sia una grossa parola in questo momento. E’ difficile,alla fine è stata una bella battaglia ma arrivi alla fine con strisce nere alla fine ovunque, se è ok è ok. Devi cambiare il tuo atteggiamento, all’inizio sei arrabbiato e vai a parlare con gli altri piloti ma non cambia niente, quindi devi essere come loro”. 

Gli occhi di Valentino Rossi si sono illumati poi quando si è parlato dell’Academy VR46. Il pesarese ama aiutare i giovani piloti ai quali cerca di insegnare tutti i suoi trucchi, ma dai quali impara anche tanto, assorbendone quasi l’energia, per rimanere giovane, un eterno Peter Pan:

 “mi piace molto, non mi aspettavo di divertirmi così, ma quando lavori con piloti giovani è come se riparti da zero, abbiamo iniziato tutto perchè si è creata la situazione, è arrivato Simoncelli, abbiamo iniziato ad aiutarlo, il suo incidente è stato il vero inizio di quest’idea, di fare l’Academy, poi sono arrivati Morbidelli, Migno, mio fratello, e mi sono detto perchè no, poi è arrivato il team ma è bello, mi diverto molto è qualcosa anche per il futuro. MotoGp team? Adesso no, ma quando mi fermerò magari possiamo decidere, ma per me è buono fare moto2 e moto3 è un altro tipo di lavoro, che aiuta i giovani piloti, quando arrivi in motogp è un altro molto, molto difficile, ma in futuro perchè no”.

Il pilota Yamaha è diventato poi serio, quando si è toccato il tasto… ritiro. Valentino ha ammesso di essere un po’ spaventato perchè la sua vita gira tutta attorno alla MotoGp, senza di essa quindi dovrebbe andare a caccia di qualcos’altro che lo tenga impegnato nelle sue giornate: “mi spaventa molto, amo la mia vita, anche il resto, ma è tutto attorno alla MotoGp, a guidare una moto, quindi senza questo devi trovare qualche altra cosa, credo sia molto seccante”. Mentre sui suoi obiettivi futuri e il tanto desiderato e cercato decimo titolo ha aggiunto:

“l’obiettivo è il 10 titolo, non è facile, è molto difficile ma non impossibile. L’obiettivo principale è vincere il mondiale ma il secondo è provare a vincere le gare, il terzo è fare belle gare e provare ad arrivare sul podio, comunque divertirsi, quello che ho capito in questi 20 anni è che il motivo per cui gareggio è il feeling che hai le 20 ore dopo una vittoria o dopo una gara come quella di Phillip Island. Questa è l’unica vera motivazione, non solo i numeri“.

Non poteva mancare infine un commento sulla sfida per il titolo tra Dovizioso e Marquez: “sulla carta è finita, perchè 21 punti sono molti, e perchè in questo tracciato Marc è molto forte e dovi non tanto. Ma questa è la stagione delle sorprese e tutto può succedere fino alla fine della gara“.