Ciclismo, Giuseppe Martinelli parla dell’addio di Fabio Aru: “Vinokourov lo considerava come una bandiera”

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Giuseppe Martinelli parla dell’addio di Fabio Aru dall’Astana. Il ciclista è approdato in questa sessione di mercato in UAE Team Emirates

giuseppe martinelliGiuseppe Martinelli ha deciso di lasciare l’ammiraglia e per dedicarsi ad altre funzioni all’interno dell’Astana. Il DS italiano in questi ultimi anni con la squadra diretta da Vinokourov ha scortato corridori come Fabio Aru, Vincenzo Nibali e Michele Scarponi. In questa stagione Giuseppe Martinelli è stato criticato molto dalla stampa italiana a causa dei vari problemi che Fabio Aru ha subito in molte tappe del Tour de France. Il ciclista sardo infatti non è riuscito a dare il 100% come al Giro del Delfinato o ai campionati italiani. Giuseppe Martinelli proprio nell’ultima edizione della Grande Boucle ha deciso di lasciare l’ammiraglia e di proseguire in Astana con altri compiti. Ecco le parole del DS come riportate dalla Gazzetta dello Sport:

“le critiche ingiuste ricevute all’ultimo Tour mi hanno fatto male, mi sono rimaste dentro. Resto con la tessera da direttore sportivo, figurerò nell’organico Astana come tale, ma di fatto scendo dall’ammiraglia. Voglio staccare, prendermi il mio tempo, lavorare diversamente. Stare con me stesso, non avere l’assillo dei risultati, non essere sempre in prima fila. Voglio guardare le cose da un’altra prospettiva. Potrei ancora fare qualche corsa ogni tanto, ma in realtà lavorerò quasi esclusivamente dietro le quinte. Logistica. Programmi. Consigli. Mi immagino come un jolly, non farò più quello che ho fatto finora”

Giuseppe Martinelli al Tour de France è stato il punto di riferimento delle televisioni italiane per capire le condizioni di Fabio Aru. Il DS ha spiegato cosa è successo con l’ex ciclista dell’Astana durante la Grande Boucle:

“sembrava quasi una cosa pilotata per allontanare Aru dal team, di farlo spostare verso una scelta che di fatto Fabio aveva già effettuato. Io non sono riuscito a far capire che non potevamo fare niente di più. Cadute e infortuni hanno condizionato la gara. Ci sono mancati Cataldo, Fulgsang, prima ancora Kangert, e il povero Scarponi… Non si può pensare di avere la bacchetta magica e improvvisare”.

La morte di Michele Scarponi è stata scioccante per tutti, soprattutto per chi lavorava insieme al ciclista. Giuseppe Marinelli ha raccontato un ricordo che lo lega all’Aquila di Filottrano:

“mi ha tolto un po’ di sangue. Mi ha segnato e non voglio paragonarla a niente altro. Ho conservato dei messaggi vocali, un giorno vi farò ascoltare l’ultimo che mi aveva mandato alle 10 di sera, il giorno prima di morire. Pare un testamento, sembrava quasi che sapesse che stesse per succedere qualcosa…».

Giuseppe Martinelli infine ha analizzato l’addio all’Astana di Aru. Il ciclista sardo è approdato alla UAE Team Emirates diretta da Beppe e Carlo Saronni:

“avevamo un rapporto vero, eppure è stata una scelta totalmente sua. Giuro, non ci sono mai entrato e lui non ha mai spartito con me niente, mai chiesto se facesse bene o male. Niente. Neppure con gli altri. Ma vorrei chiarire che non mi sento né tradito, né deluso. Non lo sento da un mesetto, però non ci sono problemi. Se ci sarà da abbracciarsi, lo faremo tranquillamente. Credo che sia stata una scelta di vita, ma anche il fattore economico deve essere stato importante. Aru era passato pro’ con l’Astana, Vinokourov lo considerava una nostra creatura, pensava che potesse diventare una bandiera. Come Riva per il Cagliari o Maldini per il Milan, nel calcio. Come Boonen per la Quick Step, nel ciclismo. Forse a Fabio abbiamo dato anche di più che a Nibali, che è arrivato già campione”.