13° posto Magnussen: 2.5 mln di dollari - LaPresse/PA

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Kevin Magnussen ha parlato della sua vita in Formula 1 e dell’eventualità di essere sostituito da Giovinazzi

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Tutti lo denigrano, lui si prende le sue rivincite. Per Hulkenberg è un idiota, per Alonso anche, ma Kevin Magnussen continua ad andare per la sua strada, incassando i complimenti del proprio team principal e togliendosi la soddisfazione di precedere, negli ultimi Gran Premi, due campioni del mondo come Hamilton e Alonso. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il pilota danese ha raccontato aneddoti e retroscena della sua vita in Formula 1:

“La gente pensi ciò che vuole. Sarei più preoccupato se non ricevessi critiche perché vorrebbe dire che non sto facendo bene il mio lavoro. Direi che ci sono piloti che è più facile superare e altri meno, poi ci sono delle regole ed è giusto rispettarle. Il più complicato da superare per me è Kvyat, anche se non c’è più. Daniil era davvero bravo a difendersi. Mio padre assomiglia a Keke Rosberg nel modo di fare, si tiene distante e mi lascia tranquillo. Parliamo delle corse, ma semplicemente perché abbiamo in comune la passione. Con chi vado d’accordo? Con Esteban Ocon, è davvero un bravo ragazzo, cool. Ma non potrei definirlo un amico, era 3° pilota quando correvo con la Renault, abbiamo trascorso un po’ di tempo insieme. È uno dei pochi con cui parlo. I miei veri amici sono danesi. Ci conosciamo dall’adolescenza. Gente con cui esco, vado a bere qualcosa, mi ricarico tra una gara e l’altra”.

Un’esperienza poco produttiva alla Renault, un’altra molto breve alla McLaren. Magnussen non ha rimpianti, anche se non si sbilancia nel trovare cause e colpevoli:

“Bisogna chiedere ai team. Io ritengo di essere stato vittima di circostanze sfortunate. Cambiare team due volte in altrettanti anni è stata una pessima esperienza, ma ho anche imparato tanto. Ora spero di restare alla Haas per un po’. Temere la concorrenza di Giovinazzi? No, io mi sento a posto. Per quanto riguarda un Gp in Danimarca, dico che sarebbe bello avere un GP di casa. Siamo una nazione piccola, 5-6 milioni di abitanti e quando c’è qualcuno che emerge in uno sport, viene sostenuto in maniera incredibile. A noi danesi piace viaggiare e siamo molto patriottici. La F.1 è uno degli sport più duri, devi essere costante nelle prestazioni, dimostrare sempre di meritarti quello che hai a disposizione, ad ogni gara, in ogni stagione. Ma ci sono piloti che hanno trascorso tanti anni in F.1 prima di approdare in un team di vertice. Penso a Jenson Button, Mark Webber, Nico Hulkenberg. Ora comincio ad abituarmi, ma è dura: quando corri nelle categorie junior sei abituato a vincere e poi in F.1 non vinci più, anzi non finisci neppure sul podio. Io ne ho colto uno in due anni (Australia 2014 al debutto; n.d.r.). Devi cambiare mentalità e sperare che un giorno possa svoltare. Hamilton o Vettel? Non vedo niente di sbagliato in nessuno dei due: ma io sono come Seb, dalla vita riservata”.