Montella
LaPresse/Spada

Intervistato ai microfoni della Gazzetta dello Sport, Vincenzo Montella ha parlato delle sensazioni provate al momento dell’annuncio del suo esonero

Come un fulmine a ciel sereno, si è conclusa l’avventura di Vincenzo Montella alla guida del Milan. Un percorso difficile e complicato, condito però dalla vittoria della Supercoppa Italiana strappata alla Juventus. Adesso però è tempo di bilanci, considerazioni che l’ormai ex allenatore rossonero esprime ai microfoni della Gazzetta dello Sport:

“In macchina ero tranquillo e non sospettavo niente, giuro. Niente. Ero pronto per l’allenamento, come sempre, un giorno regolare come tutti gli altri. Mi ha sorpreso la tempistica, c’erano momenti in cui sarebbe stato più plausibile. Stavolta invece la squadra stava dando le sue risposte, sia a livello tecnico che di temperamento. Arrivato al centro sportivo mi ha accolto Mangiarano, il nostro segretario generale, che mi ha accompagnato dal direttore. Lì Mirabelli mi ha detto che nella notte avevano maturato la decisione. Il fuso orario ha fatto il resto. Credo sia una scelta più della proprietà che dei dirigenti. I giocatori poi mi hanno salutato con affetto sincero. Non amo gli addii e non è certo stata una cosa struggente ma tutti e dico tutti sono stati affettuosi. Anche Montolivo che per un periodo era stato fuori o Paletta che come pochi altri non ha quasi mai giocato. L’errore? Aver alzato troppo l’asticella delle aspettative. Da quando sono allenatore del Milan ho vinto 33 partite su 64, cioè il cinquanta per cento tra campionato e coppe. E poi certamente ricordo con piacere la vittoria in Supercoppa Italiana, il ritorno in Europa e il primato nel girone con un turno d’anticipo. Risultati che al Milan mancavano da tanti anni e che sono da condividere con tutte le parti”.

Un gol contro il Torino avrebbe potuto cambiare le cose, ma Montella sottolinea come nel corso di tutto questo tempo passato alla guida del Milan, la società non gli ha fatto mai mancare il proprio appoggio:

“Non c’è un colpevole, anzi il gruppo va solo difeso, non ci sono lavativi e tutti hanno voglia di crescere e mi seguivano. Se mancano i risultati il primo colpevole è sempre l’allenatore. Il club mi ha sempre sostenuto. E confermo: nessuno screzio con Mirabelli, mai. E neppure con un giocatore. Ho lavorato benissimo e se proprio doveva finire volevo finisse così. Dopo aver lavorato tanto e bene e soprattutto con la coscienza a posto. Parliamo di un gruppo che sta trovando la sua fisionomia strada facendo. Una squadra che poche volte ha toppato. Abbiamo giocato male contro la Sampdoria e a sprazzi contro la Lazio. Ma il progetto tecnico va avanti. Se abbiamo perso contro le grandi è per diversi motivi, non perché le partite erano state mal gestite. Semmai è vero che per arrivare al loro livello serve tempo: la Juve un anno fa è arrivata 28 punto sopra di noi, la Roma 24 e il Napoli 23. Ci manca quel tipo di percorso, il tempo per superare i vari passaggi”.

Il sostituto di Montella sarà Rino Gattuso, uno dei pilastri di un Milan che ha fatto la storia recente del club rossonero. L’ex allenatore rossonero è convinto che possa fare bene:

“Ha fatto la storia del club, con lui ho un ottimo rapporto e gli auguro di cuore di riportare il Milan in alto. Anche in questo caso: meglio lui che è un amico che non un altro. Sento di poter dire con un po’ di presunzione che ce l’avrei fatta anche io guardando il calendario di adesso. C’era un filotto di partite sulla carta più semplici in cui potevamo infilare una serie di buoni risultati e che sinceramente pensavo di meritare per come stavamo giocando. Ma accetto serenamente questa scelta e anzi ringrazio tutti per l’opportunità e per l’orgoglio che mi porterò sempre dietro di aver allenato la squadra che tifavo da bambino. Il Milan potenzialmente è una squadra da primi posti. Se i giovani specialmente sapranno mettere in pratica il loro talento il gruppo è di grande livello. Però devono rispettare la loro crescita potenziale. Lo scudetto? Se gli va tutto bene, lo vincerà il Napoli, io resterò qui a Milano, i miei figli vanno a scuola. La Nazionale? Non ho la testa per pensarci ora e sinceramente non ho ricevuto chiamate. Mi piacerebbe ma non è il tempo per dare risposte a questa domanda”.