Lucioni
LaPresse/Gerardo Cafaro

Chiesto un anno di squalifica per Lucioni, il capitano del Benevento accusato di dopo. La difesa dell’avvocato: “ecco la verità”

Lucioni
LaPresse/Gerardo Cafaro

Un anno di squalifica. Questa la richiesta in merito al deferimento del difensore del Benevento, Fabio Lucioni, positivo al “Clostelbol” in seguito ad un controllo antidoping effettuato lo scorso 10 settembre dopo l’incontro di campionato con il Torino. Il legale del giocatore, Saverio Sticchi Damiani, ha diramato un comunicato stampa pubblicato sul sito del club sannita nel quale spiega che insieme al suo assistito cercherà di dimostrare “l’assoluta mancanza di responsabilità” del giocatore. “La Procura nel proprio atto di deferimento ha ritenuto ed accertato che il “Clostelbol” sia stato assunto da Lucioni in quanto contenuto in uno spray cicatrizzante e che tale farmaco sia stato somministrato direttamente dal medico sportivo del Benevento per curare una abrasione riportata dal calciatore nel corso di un allenamento – sottolinea l’avvocato -. La Procura ha quindi accertato: ‘che non c’era alcun tentativo da parte del Lucioni di imbrogliare‘.

Inoltre la stessa Procura ha accertato la credibilità dell’atleta anche in ordine ai tempi ed alle modalità di assunzione dello spray dichiarati dall’atleta (ossia una sola volta, al termine di un allenamento svoltosi tre giorni prima della gara di campionato disputata contro il Torino). Rispetto a tale ricostruzione, la procura per proporre la sanzione (di anni uno) è partita dalla pena massima di 4 anni, per poi ridurla a due anni “per mancanza di intenzionalità”, ulteriormente ridotta nella misura di un anno “per non aver agito il Lucioni con colpa o negligenza significativa“. E’ stata dunque riconosciuto dalla Procura ‘un grado di colpa dell’Atleta non significativo nella misura in cui l’essersi affidato al medico sociale per una esigenza terapeutica reale ha avuto un ruolo rilevante nella dinamica dell’assunzione’, prosegue l’avvocato Sticchi Damiani.

LaPresse/Gerardo Cafaro

Unica responsabilità ascritta a Lucioni nell’atto di deferimento è rappresentata dal fatto che l’atleta avrebbe dovuto chiedere al medico specifiche informazioni sul farmaco. Se così avesse fatto prima della somministrazione, egli avrebbe appreso il nome del prodotto e con un semplice controllo online avrebbe scoperto la natura dopante“.  Sulla base di tale deferimento, che ci si astiene dal commentare, inizierà a stretto giro il processo dinanzi al Tribunale Nazionale Antidoping, dove Lucioni, tramite il proprio legale Saverio Sticchi Damiani, cercherà di dimostrare la propria assoluta mancanza di responsabilità”. (ITALPRESS).