Gattuso
Gattuso, Milan, stipendio, 1.1 milioni di euro a stagioneLaPresse/Spada

Durante la conferenza stampa di presentazione, Gattuso ha svelato in che modo giocherà il Milan, la sua idea di calcio e quali valori trasmetterà ai giocatori

Nella giornata di ieri l’ambiente rossonero è stato scosso dalla notizia dell’esonero di Montella. All’indomani del pareggio 0-0 contro il Torino, Montella ha pagato un inizio di stagione complicato, sul quale ha pesato il rapporto milioni spesi sul mercato/risultati ottenuti, fortemente negativo. Un Milan che si ritrova ben lontano dagli obiettivi prefissati ad inizio stagione: -18 dallo scudetto, -11 dalla Champions e -6 dall’Europa League. Disastro per il quale a pagare non poteva essere che Montella. Al suo posto è stato promosso dalla primavera Rino Gattuso, bandiera del glorioso Milan che ha vinto tutto nei primi anni 2000. Quest’oggi nella conferenza stampa di presentazione, Gattuso è apparso sereno e concentrato, già con le idee chiare, come sempre. Il primo punto da chiarire è stato il modulo sul quale, almeno teoricamente, si vede già una natura meno estetica e più efficace, tipica di Gattuso:

“è un giorno importante, sicuramente è una grandissima responsabilità. Sarà un lavoro duro, sono giocatori che hanno fatto qualcosa di importante. Non stanno attraversando un grandissimo momento, ma devono fare di più. C’è tutto per lavorare, sappiamo che la nostra responsabilità è grandissima. Sicuramente giocheremo con la difesa a 3, ci sono dei concetti che abbiamo ben chiari. Bisogna lavorare su questi concetti che noi abbiamo. Io ho avuto un grandissimo rapporto con Montella, sia con lui che con lo staff. La metodologia di vedere il calcio è diverso, a lui piace il palleggio. Anche a me, ma dopo un po’ bisogna verticalizzare e sorprendere il risultato. Per me il gruppo è importante, ma non sono solo i giocatori ma tutto lo staff che è a contatto con l’ambiente”.

Gattuso torna a San Siro in una nuova veste, ma con le stesse emozioni. Dovrà trasmettere i suoi valori e la sua mentalità ad una squadra di grande talento, ma che deve imparare a vincere e soffrire per raggiungere i suoi obiettivi. Gattuso si occuperà di dare quel ‘qualcosa in più‘ per permettere alla rosa di diventare giocatori in grado di reggere il peso della maglia rossonera e quello delle aspettative di San Siro:

“provo le stesse emozioni che provavo quando giocavo. Qui c’è solo bisogno di passione e di amare questo lavoro. A me piace e mi dà grandissima adrenalina. Il sogno continua, è un privilegio allenare una squadra così. Penso che questa squadra può fare di più. Se prendiamo i giocatori singolarmente hanno grande qualità, dobbiamo scendere in campo da squadra e saper soffrire. Dobbiamo coprire bene il campo, quando sbaglia il compagno deve esserci l’altro che può metterci un pezza. Dopo questo, la squadra e la qualità c’è, bisogna aggiungere qualcosa altro. Oggi non guardo la classifica. Penso che mancano 24 partite e devo vivere alla giornata. bisogna pensare al Benevento come se fosse la finale di Coppa del Mondo. Dobbiamo ragionare così. Ho giocato per tantissimi anni a San Siro, se non stai bene mentalmente e fisicamente è uno stadio dove la palla comincia a scottare. Devo dare qualcosa in più a questi ragazzi, questa oggi è la priorità”.

Non solo grinta però. Chi pensa che Gattuso sia solo carattere e rabbia agonistica è fuori strada. Rino ha svestito i panni di giocatore vestendo quelli di coach. Ricorda che il patentino non gli è stato ‘regalato‘, ha lavorato tanto sul piano tecnico e tattico passando da Coverciano. Il dna Milan farà il resto:

Mi è rimasta la voglia di non voler perdere. Mi sembra riduttivo che ci attacchiamo sempre al discorso di grinta e cuore. Io sono passato per Coverciano, non mi hanno regalato il tesserino. Ho studiato e c’è ancora da studiare. Bisogna preparare le partite e quelle non si preparano solo con grinta e cattiveria. La chiave e le corde da toccare? Basta guardare tutte le foto che ci sono qui in giro per Milanello. Quello di non dimenticare il Dna di questa squadra, bisogna avere grande senso di appartenza. Bisogna partire da qui“.

Un ultima parola infine sugli 11 titolari. Montella ha forse pagato fin troppo la brutta prestazione di Kalinic contro il Torino, mentre gli è sempre stata imputata una cattiva gestione delle punte e le continue panchine di Andrè Silva. Gattuso ha spiegato di avere varie opzioni in attacco e di voler modificare il modo di giocare del centravanti portoghese, mentre la vera certezza si chiama difesa (a 3). Con Gattuso inoltre, Kessie sarà chiamato al salto di qualità:

I tre davanti? Non lo so, potrebbero giocare due trequartisti con una punta, due punte con un trequartista o due ali con una punta. La certezza al momento sono i tre difensori ed i quattro centrocampisti. Davanti poi si vedrà. Kessiè mi assomiglia? E’ un giocatore molto forte ed esplosivo. Anche con qualche gol in più nella gambe, spero che di mentalità riusciamo ad averne più di uno. Però si per caratteristiche è quello che più mi assomiglia. Sappiamo che abbiamo dei problemi in fase realizzativa ed abbiamo già delle idee su cui lavorare. A me con il Torino la squadra è piaciuta, ha creato e portato qualcosa di nuovo. Andrè Silva è un giocatore con grandissime qualità. Se lo proponi in giro per l’Europa se lo comprano domani mattina. Deve giocare di più per la squadra, bisogna metterlo in condizione di farlo giocare con i compagni. Tante volte fa belle cose a livello individuale, ma difficilmente l’ho visto giocare con uno-due e andare in profondità“.

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